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Terni, Lorenzo Barone costretto a cambiare programma: farà un tratto in aereo | Video

La complessa situazione politica, economica e sociale dei Paesi centro africani è troppo pericolosa. Lorenzo Barone ha quindi deciso - con grande dispiacere e riluttanza - di abbandonare il suo progetto iniziale del cicloviaggio sulla via terrestre più lunga del mondo. Non potendo in alcun modo aggirare i Paesi colpiti da instabilità geopolitica e terribili disordini, scavalcherà le regioni più critiche prendendo un aereo dall’Uganda al Sudan. Attualmente si trova nella capitale ugandese, Kampala, dove ci riferisce essere ospite di due famiglie di italiani in attesa del visto sudanese: “Tanto bene sono arrivato nel periodo di Pasqua”, ci scrive riferendosi ai ritardi burocratici per i documenti necessari alla traversata. 
“Quando sono partito speravo che la situazione in Etiopia e nel Sudan del Sud migliorasse. Purtroppo non è successo. Rapimenti, bande armate, posti di blocco irregolari, traffici di esseri umani, scontri tra clan di etnie diverse, flussi di profughi, attacchi armati al governo, guerre civili, frontiere chiuse e mancanza dei beni primari, sono solo alcuni degli episodi che si verificano in queste zone. La situazione attuale non mi permette quindi di pedalare dall’Uganda al Sudan con un rischio ‘relativamente’ contenuto, come ho fatto fino ad ora nei paesi attraversati. Devo cambiare i miei piani e prendere un aereo per il Sudan. L’essere umano, le frontiere, i permessi e le guerre sono da sempre stati il problema più grande di tutte le mie avventure. Per qualcuno, forse, questa avventura perderà di valore, perché non sarò in grado di percorrere in bicicletta il 100% della distanza terrestre più lunga del mondo e vi capisco, tra questi ci sono anche io, dato che sono sempre stato dell’idea ‘tutto o niente’ (in realtà i commenti alla decisione di Barone, da parte dei suoi seguaci e sostenitori, sono di unanime concordanza e conforto, ndr). Vi confesso, però, che quando progettavo questo percorso di oltre 29.000 km attraverso 3 continenti, stavo per abbandonare il progetto solo perché sapevo di non poter pedalare i circa 200 km in Siria e che altri problemi potevano verificarsi durante il viaggio, limitandone il percorso. Poi però ho capito che avrei potuto limitare il percorso, ma non posso limitare me stesso. Credo sia un’esperienza troppo grande per essere abbandonata ‘solo’ a causa di un paio di zone di guerra. Quindi, anche sapendo che non potrò mai dire di aver percorso interamente ‘la distanza terrestre più lunga del mondo’, continuo ad andare avanti impegnandomi con tutte le mie forze”.