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Terni, caso Barbara Corvi: ricorso in Cassazione della Procura sulla scarcerazione del marito Roberto Lo Giudice

Il procuratore capo della Repubblica di Terni, Alberto Liguori, nel corso di un incontro con la stampa sugli arresti della banda specializzata in una lunga serie di furti a Terni e nella sua provincia di mercoledì 16 giugno 2021, alla questura di Terni, ha annunciato di aver già depositato il ricorso in Cassazione contro la scarcerazione del marito di Barbara Corvi, Roberto Lo Giudice, disposta dal tribunale del Riesame di Perugia che, il 22 aprile 2021, ha accolto la richiesta dei difensori.

Lo Giudice era stato arrestato il 30 marzo 2021, su richiesta della procura della Repubblica di Terni, che dal luglio del 2020 aveva riaperto le indagini sulla scomparsa della giovane donna (all’epoca 35enne), risalente addirittura a undici anni prima, ovvero al 27 ottobre 2009, avvenuta ad Amelia, in provincia di Terni, dove la coppia viveva. L’accusa contestata all’uomo era pesante: omicidio volontario con occultamento o distruzione di cadavere. La riapertura del caso aveva tratto spunto da tutta una serie di nuovi elementi indiziari raccolti nell’indagine condotta dai carabinieri del comando provinciale di Terni e della compagnia di Amelia. Elementi, però, ritenuti evidentemente non sufficienti dal Riesame che aveva deciso per l’accoglimento della richiesta di scarcerazione.

“Il pubblico ministero, fedele al giuramento costituzionale, non esterna e non critica i provvedimenti, anche qualora essi siano negativi – ha detto il procuratore capo Liguori – perché vanno rispettati, ma vanno impugnati. La Corte di Cassazione ci farà capire se quel percorso indiziario che a noi sembrava coerente e chiaro, nella sua progressione logica, deve essere azzerato e quindi ripartire da capo”.

“Non sono abituato ad ‘aggettivare’ alcune vicende, ho sentito dire ‘l’inchiesta viene demolita, abbattuta’. Le inchieste vanno vagliate, verificate, le ordinanze annullate vanno rispettate. Il pm non deve giudicare il lavoro altrui, deve rispettarlo, assegnando, come prevede il codice di procedura penale, alla suprema Corte di Cassazione che ci darà il principio di diritto, visto che viviamo in un Paese democratico, e ci acquiteremo o meno a seconda dell’esito”.