Una identità europea: la sfida della Fondazione Brescia Musei

Un incontro con il direttore Stefano Karadjov

03.12.2019 - 18:02

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Brescia, 3 dic. (askanews) - Una città si specchia anche nei suoi musei e se è vero che per troppo tempo in Italia ci si è accontentati solo di conservare il patrimonio è anche vero che negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative propositive e i musei hanno su vasta scala cominciato a pensare se stessi in termini diversi. Tra i casi interessanti quelle di Brescia, dove, con la direzione di Stefano Karadjov, la Fondazione Brescia Musei sta provando a costruite una nuova identità per la città.

"Ho pensato di usare i musei per modificare l'identità della città - ha spiegato il direttore ad askanews -. Noi gestiamo i musei civici cittadini e Brescia ha un tema di identità culturale da costruire, quindi abbiamo costruito un progetto Brescia, nel quale i nostri musei, che rappresentano l'enciclopedia cittadina, permettono di realizzare un'ideale kunsthalle diffusa, nella quale un visitatore o gli stessi cittadini possono trovare alimentazione per il proprio essere, nel 2020, un cittadino europeo, passando dall'epoca romana a quella longobarda, passando anche da quelle trascurate come l'epoca comunale, fino al Rinascimento e al grande Novecento".

Operazione culturale, quella di Karadjov, ma la cui valenza appare più ampia. Così come più vasto ci appare oggi il respiro della Pinacoteca Tosio Martinengo, uno dei musei che rispondono alla Fondazione, con nuovi allestimenti ispirati ad Anish Kapoor e un uso della luce che ricorda i grandi musei internazionali. E poi, naturalmente, ci sono il Museo di Santa Giulia e il parco archeologico della Brescia romana.

"Il 2020 - ha aggiunto Karadjov - è dedicato al riposizionamento e alla riqualificazione dell'area romana, la più grande del Nord Italia. Abbiamo un elemento detonatore fortissimo: il ritorno della Vittoria alata dall'Opificio delle pietre dure dopo due anni di restauro".

Accanto all'arte antica, poi, esiste anche il tema del confronto con il contemporaneo, un'altra delle caratteristiche storiche della Fondazione, che nei prossimi mesi porterà a Brescia Emilio Isgrò, ma anche Francesco Vezzoli, forse l'artista più adatto a dialogare con la classicità in veste attuale.

"L'antico - ha concluso Stefano Karadjov - serve a documentare il passato e ad essere l'attesa per il futuro. In questo modo l'artista è il tramite verso l'anticipazione delle tendenze del futuro e l'arte contemporanea, che lavora sull'antico, diventa la manifestazione plastica di questa relazione che finalmente risulta comprensibile al pubblico".

Una relazione che è anche quella tra cultura e città, tra il modo in cui le istituzioni pensano se stesse e, di conseguenza, questi sono gli occhiali con i quali noi guardiamo il mondo e ci guardiamo allo specchio, riflettendoci in un'idea complessa di storia e, come si diceva, di identità.

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