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Sibillini: neve sul Monte Vettore, la spettacolare montagna delle leggende. Il video

La neve caduta di recente, i raggi del sole che sfiorano la roccia, il vento che spazza la montagna. Ecco il Monte Vettore in una mattinata limpida, dopo le perturbazioni dei giorni precedenti. Uno spettacolo. La montagna più alta dell'Appennino Umbro-Marchigiano si erge maestosa tra le due regioni e percorrere la strada che dall'Ascolano sale fino a Forca di Presta, per poi svalicare e tuffarsi nella Piana di Castelluccio è una vera emozione, resa amara solo dalle condizioni dei paesi che si incontrano (Arquata, Piedilama, Pretare, Castelluccio), sventrati dallo sciame sismico del 2016. Guarda anche Terremoto, un presepe per non dimenticare. Video Il Vettore è una montagna bella, da alcuni angoli di osservazione somigliante addirittura alla Dolomiti. Con i suoi 2.476 metri, è il rilievo più alto del massiccio dei Monti Sibillini, nell'omonimo Parco Nazionale. Prossimo alla cima c'è il Lago di Pilato, un piccolo bacino in un circo glaciale, dove vive il chirocefalo del Marchesoni, crostaceo branchiopode rosso corallo che ha la particolare caratteristica di nuotare con la superficie ventrale del corpo rivolta verso l'alto. Meta degli appassionati di alpinismo, oltre ad essere una montagna impegnativa e mai da sottovalutare, il Vettore è protagonista di numerose leggende. I Sibillini, infatti, erano considerati luoghi abitati sia dalle divinità buone che da quelle cattive. Le sue caverne, secondo le credenze popolari, erano l'accesso al regno dei morti. Il Lago di Pilato prende il nome dalla leggenda secondo cui nelle sue acque sarebbe finito il corpo di Ponzio Pilato, fatto giustiziare dall'imperatore Tito Vespasiano per non aver impedito la crocifissione di Gesù e poi trasportato sui Sibillini da un carro trainato da bufali che infine si sarebbero gettati nel lago. La fascia traversale di ghiaia che taglia il Vettore, invece, sarebbe la traccia lasciata dalle fate dopo essersi fermate una notte intera a ballare con i giovani del paese di Pretare: per non essere sorprese all'alba fuggirono di corsa lasciando le loro impronte su quella che oggi prende il nome, appunto, di Strada delle Fate.