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Anche l'Africa finisce nel mirino di Trump

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Fedele a sé stesso, Trump continua a innalzare muri e barrire per difendere il “fortino americano”. A tre anni esatti dal primo travel ban, la Casa Bianca ha esteso la limitazione della concessione dei visti di ingresso negli USA ad altre nazioni: Nigeria, Eritrea, Sudan, Tanzania, Kyrgyzstan e Myanmar. Che si aggiungono a Iran, Libia, Siria, Somalia, Yemen , Venezuela e Corea del Nord già sottoposte allo stesso tipo di provvedimento, che nel 2017, poiché colpiva in maggioranza Paesi islamici, era stato ribattezzato muslim ban. La novità di oggi, come sottolinea il New York Times, è che ad essere penalizzata è soprattutto l'Africa. E in particolare la Nigeria: il paese economicamente più potente e popoloso del continente. Dal prossimo 22 febbraio, dunque, non verranno più rilasciati i visti per vivere negli Stati Uniti ai cittadini di Nigeria, Myanmar, Eritrea e Kirghizistan. Mentre agli immigrati del Sudan e della Tanzania sarà vietato partecipare alle lotterie per la green card. Resteranno invece in vigore i visti per gli studenti e i lavoratori altamente specializzati. Quindi, in nome della sicurezza nazionale, Trump continua a portare avanti la sua visione di attrarre “i migliori” e di chiudere le frontiere ai poveri e disperati. Un quadro dal quale emerge che sarà senza dubbio la Nigeria a pagare il costo maggiore. Visto che solo nel 2018 erano stati 8mila suoi cittadini ad emigrare negli Stati Uniti. La decisione di inserire il colosso africano tra gli Stati che minacciano la sicurezza americana ha provocato le risentite proteste del governo di Abuja. Che in una nota indirizzata all'amministrazione di Washington ha ricordato non solo la stretta, antica alleanza che lega i due Paesi. In particolare per quanto riguarda la lotta ai terroristi di Boko Haram. Ma anche il fatto che per la Nigeria l'America è il principale partner commerciale. Proteste e reazioni che, però, non hanno fatto cambiare idea al Capo della Casa Bianca che in più occasioni si era lamentato del fatto che molti nigeriani entrati negli Stati Uniti con visto turistico alla scadenza si erano guardati bene da “tornare alle loro capanne”. Un altro Paese finito nel mirino dell'amministrazione repubblicana è il Myanmar (l'ex Birmania) da cui nel 2018 erano stati in 5mila ad emigrare negli USA. E dove la minoranza musulmana rohingya tenta ogni via di uscita per evitare il genocidio. Per questo, sottolinea il NYT, la decisione di bloccare i visti mette in grave pericolo i tanti che cercano di scampare a massacri e persecuzioni.