I cervelli non si fermano, si attirano

I cervelli non si fermano, si attirano

05.02.2020 - 12:00

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Sul alcuni delicati ma controversi aspetti in tema di immigrazione e questione meridionale il direttore di West ha raccolto l’opinione del Prof. Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione Con Il Sud.

Bolaffi In una Sua recente intervista Lei ha sostenuto, contrariamente a quanto affermato da molti, che non è vero che si aiuta il Mezzogiorno bloccando la cosiddetta “fuga dei cervelli”. Perché?

Borgomeo Fondamentalmente per due ragioni. La prima ha a che vedere con il mondo e l’economia globali. Nei quali confini e divieti sono armi spuntate del passato. Anche per quanto riguarda i problemi e le necessità, assai diverse da quelle del passato, di molti giovani meridionali. Per cui è retorico ed inutile pensare di “trattenere” coloro che emigrano con l’obbiettivo di raggiungere fuori dai confini un riconoscimento più consono, sia in termini salariali che di qualità della vita, delle proprie capacità professionali. Nel mondo globale, infatti, la competizione che più conta riguarda il livello e la qualità delle condizioni che i diversi territori sono in grado di offrire ai singoli. E’ questo il nuovo, potente magnete che orienta la decisione di partire o restare di coloro che hanno più doti e capacità di altri. La seconda ragione, invece, è di natura politica: anziché salvarsi l’anima versando lacrime impotenti sul fatto che “partono i migliori” – tipico del meridionalismo tradizionale – sarebbe assai più produttivo cominciare a darsi da fare per rimuovere le cause alla base dell’insoddisfazione esistenziale di tanti giovani. Legata, soprattutto, alla cattiva qualità dei servizi ed ai molti ostacoli burocratici che penalizzano il loro vivere quotidiano nei centri, piccoli e grandi, del nostro Mezzogiorno;

Bolaffi Quindi mi pare di capire che a proposito dei cervelli che emigrano Lei concorda con Amartya Sen che sostiene la tesi del brain gain contro quella “piagnucolosa” del brain drain;

Borgomeo Direi di sì. A condizione che si instauri un canale bi-univoco tra chi va e chi viene. Tra i cervelli italiani che vanno e quelli stranieri che vengono. Questo è il punto più delicato della questione che molti si rifiutano di capire. E’ infatti solo un pregiudizio quello secondo cui gli stranieri con elevate doti professionali non sarebbero interessati a trasferirsi e lavorare nel nostro Sud. Basta vedere gli istruttivi risultati conseguiti da alcuni progetti, ad esempio quello che ha riguardato il risanamento del rione napoletano della Sanità, realizzati dalla nostra Fondazione. Ma c’è un secondo e forse più importante aspetto della questione. Quello delle “rimesse immateriali” a cui in Italia non si presta la dovuta attenzione. Che a differenza di quelle monetarie tradizionali riguardano quell’enorme, decisiva massa di conoscenze e informazioni con cui i “cervelli fuggiti” vengono in contatto nelle nuove terre di arrivo ed inviano a parenti e conoscenti restati a casa. Un fenomeno che come testimoniano numerosi studi e ricerche condotti all’estero rappresenta un formidabile strumento di modernizzazione dell’economia e della società;

Bolaffi Secondo Lei perché in Italia, diversamente da tutti gli altri grandi paesi industrializzati, la politica dell’immigrazione pensa a tutto meno che ad attrarre i talenti stranieri?

Borgomeo Non sono particolarmente esperto di immigrazione. Ma credo di poter rispondere che molto dipende da una consumata ma dominante cultura “lavoristica”. Che considera poco più che una astratta fuga in avanti l’idea di elevare la ricchezza del territorio meridionale attirando cervelli e professionalità dall’estero;

Bolaffi Un’ultima questione. Secondo Lei è fondata l’affermazione contenuta in una intervista rilasciata mesi orsono a West dal Prof. Isai Sales secondo cui, caso più unico che raro, molti giovani che in Italia dal Sud trovano lavoro nelle regioni del Nord anziché aiutare economicamente le famiglie continuano a necessitare del loro aiuto?

Borgomeo Premesso che la questione andrebbe approfondita meglio di quanto io sia in grado di fare direi che l’affermazione di Sales è fondata. Soprattutto per una ragione. In Italia, più che in altri paesi, trovare casa “lontano da casa” è non solo difficile ma molto costoso. E per molti anche se hanno un lavoro stabile con gli stipendi che corrono è difficile se non impossibile arrivare alla fina del mese.

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