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Il Censimento che non piace a Trump

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Martedì scorso 21 gennaio ha preso il via negli Usa il Censimento della Popolazione. Che ogni 10 anni, a far data dal primo svolto nel 1790 all'indomani della vittoriosa guerra di indipendenza dall'Inghilterra, consente agli addetti del Bureau of Census americano di fare il punto sul numero, le caratteristiche demografiche e la distribuzione degli abitanti del paese. Un'indagine che all'atto della sua predisposizione aveva dato luogo ad un violento scontro politico-ideologico. Innescato dalla richiesta da parte dell'amministrazione Trump di inserire nei moduli del censimento una nuova, specifica voce relativa alla cittadinanza degli intervistati. Una mossa che infrangendo la neutralità che su questo delicato quesito aveva caratterizzato i precedenti censimenti ha scatenato le ire dell'opposizione democratica e delle organizzazioni pro immigrati. Convinte del rischio, assai fondato, che per paura di essere identificata e perseguita gran parte della popolazione immigrata irregolare avrebbe scelto di sottrarsi agli obblighi censuari. Con una doppia negativa conseguenza. Di falsare l'attendibilità del censimento che ha come compito primario quello di rilevare la consistenza della popolazione effettivamente presente nel paese. E, cosa ancor più rilevante, di modificare la distribuzione dei seggi parlamentari che per volere della Costituzione vengono ripartiti tra i singoli stati in base al numero dei loro abitanti compresi quelli senza documenti. Un censimento dal prologo turbolento che secondo le proiezioni dei più accreditati centri statistici nazionali potrebbe anche riservare molte e non piccole novità. In particolare per quanto riguarda due potentissimi stati dell'Unione: la California ed il Texas. Il primo, da sempre il più popoloso e demograficamente attivo del paese, registrerebbe, per la prima volta da sempre, un calo assoluto della sua popolazione. Nell'ultimo decennio, infatti, secondo William Frey della Brookings Institution “la California ha registrato un calo dell'immigrazione, una forte emigrazione verso altre regioni del paese ed un crollo delle nascite”. Del tutto opposta la situazione che riguarda il Texas. La cui popolazione, invece, è cresciuta come in nessun altro stato made in US. Passando dai 6,9 milioni del 2010 ai 7,4 di oggi. Grazie all'apporto congiunto di molti nuovi nati e di molti nuovi immigrati. Una “doppietta” che lascia a bocca aperta quelli convinti che esista un rapporto inversamente proporzionale tra nuovi nati e immigrati.