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Una marea di profughi all'orizzonte

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Un'emergenza profughi senza precedenti rischia di abbattersi sull'Italia. Il pericolo arriva dalla vicinissima Libia. Le sorti di quella che fu una colonia italiana sono ormai in mano alla Russia e alla Turchia. Ma è sul nostro paese che ricadranno, per evidenti ragioni geografiche, le conseguenze geopolitiche del nuovo assetto che Putin ed Erdogan stabiliranno in loco. Qualunque sia il disegno dei due leader, nell'attesa che venga realizzato, per noi sarà un disastro. Nell'immediato si profila, infatti, sul territorio libico una sorta di guerra di logoramento tra le truppe del maresciallo Khalifa Haftar (sostenuto da russi, egiziani, sauditi) e quelle del Premier Fajez al Serraj (riconosciuto dall'Onu e foraggiato dai turchi). Preso atto che su questo scontro potevamo ma non abbiamo voluto dire la nostra, è certo che esso potrebbe avere almeno due non trascurabili ripercussioni sulla pressione migratoria verso l'Italia. La prima, obbligare persino i cittadini libici a fare quello che (per orgoglio anti-italiano e discreto benessere economico) non hanno mai fatto, neanche durante la crisi umanitaria dovuta alla caduta di Gheddafi nel 2011, cioè cercare rifugio in Italia. La seconda, rafforzare lo strapotere dei trafficanti di esseri umani nel Sud del paese (regione del Fezzan) che potrebbero approfittare del caos generale per intensificare, e trarre lauti profitti, il flusso di immigrati che dall'Africa subsahariana, via Libia, sogna di arrivare nelle nostre coste. La speranza è che si tratti di previsioni sbagliate. Ma dovessero rivelarsi anche solo in parte corrette, è difficile immaginare che di fronte a un'emergenza umanitaria di questa portata il governo italiano riceva un aiuto dai partner europei. Se non siamo stati in grado di intervenire con una voce unanime sulle cause, figuriamoci sulle conseguenze.