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I bambini prematuri e la loro giornata

Selene Bisi
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Il  loro colore è il viola, così tantissimi monumenti il 17 novembre sono stati illuminati proprio con questa tinta, a ricordare a tutti la lotta dei bambini prematuri, ossia quelli che nascono prima della trentasettesima settimana di gestazione. Circa un bambino su 10 viene al mondo prima del termine e sono sempre di più. Ma sono sempre di più anche gli strumenti medici, scientifici a disposizione che gli consentono di sopravvivere. C'è un'aumentata sensibilizzazione riguardo questo tema. Non è un caso che sia stata istituita una Giornata proprio per loro, per celebrare la forza di bambini che possono venire al mondo pesando anche meno di 700 grammi, che passano le loro prime settimane di vita in ospedale, dentro un'incubatrice dai vetri appannati per i tanti tubicini che li aiutano a respirare. Bambini che non possono essere subito stretti tra le braccia di mamma e papà, tra le coccole di nonni e zii. Sono bambini che arriveranno nella cameretta preparata per loro molto dopo, quella che i genitori hanno scelto, nell'attesa del momento più bello della vita. Sono quelli a cui calzini, cappellini staranno a lungo un po' larghi. E sono gli stessi bambini che dovranno abituarsi ad avere gli occhi dei genitori incollati su di sé, quelli che si abitueranno, una volta a casa, ad avere una mamma che controlla continuamente se respirano e un papà che avrà paura di prenderli in braccio. È l'enorme peso che si portano i "bambini piuma", quello dell'aver capito sin dalla nascita che spesso si presentano delle sfide, da quelle piccole delle incombenze quotidiane a quelle enormi per restarci proprio aggrappati alla vita. Imparano che va stretta forte proprio come con la manina si stringe il dito della mamma. Imparano che per le cose belle spesso bisogna saper aspettare, sperimentano da subito il dolore. Avvertono presto quello di chi li ama. Sono piccoli seppure immensi per quell'istinto di sopravvivenza che diventa trascinante perché saranno poi loro a prendere per mano mamma e papà, a insegnare loro a vedere il mondo come per la prima volta.