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Gabriella vince il dolore ogni giorno

Eleonora Sarri
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I dolori fanno parte del normale ciclo di vita, persino quelli più grossi, quelli che ti fanno pensare "è finita". Ma c'è un dolore che pare più inaccettabile di tutti gli altri, perché non si può non definire con una parola diversa da "ingiustizia". Questo è quello che ha subìto Gabriella: "Mi hanno detto per anni che mi sarei ripresa, ma non ti riprendi da una cosa così. La morte di un figlio fa morire anche te". Gabriella è una signora, quasi settantenne, dal viso dolce e gli occhi tristi di chi lotta con se stessa per non arrendersi all'infelicità. "Una ci passa la tutta la vita a cercare di difendere i propri figli. E invece non è abbastanza". Questo racconta mentre, con orgoglio, mostra le foto di un bel ragazzo e delle sue passioni: la moto, la barca, le gite con gli amici, la fidanzata. Non ci sono invece foto di quel periodo che ha finito per portarsi via Gianluca, o meglio "ci sono, ma non le tengo fuori, me lo voglio ricordare così. Almeno questo". Gabriella ha vissuto la propria esistenza in funzione di quell'unico figlio: "Non ho mai lavorato, quando mi sono sposata e due anni dopo ho avuto Gianluca, per me noi tre eravamo tutto. Altri figli non sono venuti". Questa è un'altra delle cose che riempie di rabbia Gabriella: "Tante persone mi dicono spesso: se almeno tu avessi avuto altri figli. Ma come si può ragionare così? Ne sarebbe mancato sempre e comunque uno." Ci sarebbe stato comunque un posto vuoto a tavola, una camera troppo ordinata, una voce assordante nel suo silenzio. La malattia si è portata via quel ragazzo tanto forte che sembrava avere saldamente in mano le redini della propria vita, in soli due anni. Una vita normale interrotta improvvisamente a 32 anni, quando ha scoperto di essere malato. "Io e mio marito siamo sempre rimasti accanto a lui, la sua ragazza non l'ha mai lasciato un attimo. L'abbiamo visto soffrire troppo". La sensazione che descrive è quella di totale impotenza di fronte al dolore di una persona che si ama tanto, il non poter far nulla per alleviare tutta quella sofferenza. Sono passati sette anni da quando Gianluca ha smesso di soffrire, come dice Gabriella. Ma il tempo si è come fermato, perché di fronte a un evento contro natura che sfida ogni logica temporale, diventa difficile poter andare avanti. Oggi gli amici, la ragazza con cui stava Gianluca, vanno ancora a trovare Gabriella e suo marito, anche se la cosa che la aiuta di più, mi dice "è fare volontariato con gli animali. A mio figlio piacevano tanto i cani, fin da piccolo chiedeva di prenderne uno. Io non l'ho mai accontentato. Allora andava sempre a dare una mano nei canili o alle associazioni. Quando se ne è andato ho iniziato a farlo io". Così Gabriella si fa coraggio, ogni giorno. Cercando di portare avanti le piccole grandi missioni di Gianluca, un po' come se proseguire quel suo cammino, significasse a ogni passo, sentirlo ancora al proprio fianco.