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A chi intitolare una via

Jacopo Barbarito
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Si chiama commissione toponomastica e, generalmente, le sue decisioni non suscitano mai grandi apprensioni. Si tratta di decidere come chiamare una via. Non dovrebbe essere una cosa così difficile. A New York, Manhattan, i viali e le strade che si incrociano come a formare uno scacchiere, con la sola eccezione geniale della Broadway che esisteva già prima delle altre e che va per conto suo, si definiscono con dei numeri ordinali. Prima, seconda, ventesima…Da noi, che abbiamo una storia un po' più lunga è tutto più complesso. Per questo esiste in ogni Comune una commissione che assegna ad ogni nuova strada un nome originale. Facile? mica tanto. Facile una volta quando le strade avevano dei nomi propri come si fa in un battesimo. Via Larga, via Stretta, via Nuova, via Vecchia, via Lunga, via Silenziosa, via Deliziosa, via Nebbiosa. Gli aggettivi definivano già un'identità, l'aspetto di un luogo. A Perugia di nomi così ce ne sono tantissimi. Nascevano dalla fantasia popolare, era la comunità che decideva con il tempo e la consuetudine. Poi ci sono le vie che ci parlano di storie e leggende. Via della Sposa, via delle Streghe, via del Paradiso, via della Pergola, via del Melo, via del Fico, via del Curato. Via Baciadonne sta dalle parti di Porta Pesa ma non è stretta così tanto da rendere inevitabile un contatto fisico quando due persone l'attraversano in direzione opposta, però è appartata e può andar bene per gli incontri furtivi degli amanti. C'è via dei Gatti e anche via del Topo. Oppure i nomi degli uccelli. Via del Fagiano, via del Cardellino, via del Canarino, del Gallo, dell'Aquila, della Rondine. Con il tempo i nomi possono cambiare. Corso Cavour era la via dei Papi e ancor prima la via Romana. Corso Garibaldi ha preso il posto di via della Lungara, Via Mazzini, tanto per restare agli eroi del Risorgimento, era la via Nuova. Certo, con l'unità d'Italia non esiste città dove Garibaldi, Mazzini e Cavour non abbiano conquistato senza combattere il centro urbano. Con il tempo il desiderio di attribuire alle strade e alle piazze nomi di personaggi della storia viene ampiamente soddisfatto, così si arriva a quelli importanti solo per la città dove erano nati e vissuti. Chi conosce oggi gran parte dei nomi di cittadini sicuramente illustri ma non così famosi che troviamo agli angoli delle vie della città che cresce nel territorio? Non importa. Avere un indirizzo è pur sempre necessario. E così ci pensa la commissione toponomastica. Certo, in un comune la commissione edilizia è più importante, e anche quella al bilancio. Però siamo nell'era dell'immagine. La scelta dei nomi rievoca la storia, l'identità di un comune, la cultura che ha fatto crescere una comunità. A Palazzo dei Priori questa commissione è composta da cinque consiglieri comunali, tre per la maggioranza e due per la minoranza e poi da cinque esterni, rappresentanti di alcune associazioni come, per dire, la Famiglia perugina, Italia nostra o di importanti istituzioni come l'Università, o l'Accademia dei belle arti. Ora la maggioranza ha deciso di togliere il potere di voto ai cinque rappresentanti di istituzioni e associazioni che potranno restare in commissione solo come semplici consulenti. Per protesta i due membri della minoranza si sono dimessi così come i cinque rappresentanti esterni. Restano i tre della maggioranza, troppo pochi per poter semplicemente convocare la commissione. Brutta storia e gran brutta figura per il sindaco che non ha avuto nulla da dire e che dovrebbe garantire democrazia e pluralismo. Perché è successo? In commissione grandi contrasti non c'erano stati anche se è sui personaggi della politica che si può accendere talvolta la discussione. Ora a Palazzo dei Priori comanda la destra ma in una commissione dove si deve decidere il nome di una via non si dovrebbero fare calcoli di parte. Escludere i rappresentanti delle maggiori istituzioni culturali, lasciarli fuori dalla porta è una cosa che non si fa. Semplicemente. E' vero, viviamo un momento di grandi divisioni e questo è molto triste. Una società civile non esiste se non ci sono dei valori condivisi. Almeno quelli essenziali, anche se a Palazzo dei priori cambiano le maggioranze. I nostri nuovi amministratori avrebbero dovuto fare, in commissione toponomastica, l'esatto contrario. Togliere il potere di voto ai politici e lasciare alle istituzioni culturali, alle associazioni della società civile la possibilità di scegliere secondo scienza e coscienza e in piena autonomia. Così si faceva una volta a Perugia, ma eravamo nel Duecento non nel 1416, il nuovo paradigma della cultura cittadina.