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Il presepe e il crocifisso

Renzo Massarelli
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A guardarla nei giorni di Natale Piazza Matteotti sembra il cortile di un asilo per l'infanzia, con i percorsi Robinson, la giostrina, quella solita, di ogni anno, le casette in legno per gli ambulanti. Il Natale, si sa, è il tempo dei bambini e dei loro giochi. A poca distanza da Piazza Matteotti c'è la pista di pattinaggio, al centro di Corso Vannucci, in quello slargo bellissimo che si chiama Piazza della Repubblica. E' tornata anche la grande ruota davanti al Brufani che non è molto frequentata, però è lì con le sue luci che si fanno ammirare, in basso, da mezzo mondo, quello conosciuto, e che si può vedere dai giardini Carducci. L'albero di Natale, in piazza Grande, in fondo alle scalette del Duomo, non è un gran che. Sembra un cono di gelato rovesciato sulla pietra della piazza, accanto alla fontana. Ecco, il presepe è già questo, nella città antica, disperso tra le solite vie. Le presenze che ritroviamo ogni anno ci rassicurano, ci dicono che il tempo passa ma che non dobbiamo preoccuparcene. C'è un senso di continuità che ci parla, come ogni anno, delle nostre tradizioni che tornano. Non è questo il senso del Natale? Beh, lo sappiamo che questo è anche il tempo della tredicesima, dei regali e del consumismo, ma senza esagerare. Si aspetta il Natale ma si aspetta anche che poi passi e che arrivi il tempo dei saldi. Non torniamo di certo al Natale povero di una volta ma neanche agli sprechi degli anni più recenti. A Natale siamo anche più buoni. Vero. C'è chi vuol rimettere il Crocifisso nella sala del consiglio comunale, a Palazzo dei Priori. Siamo tutti cristiani, no? C'è invece, dall'opposizione, chi si preoccupa delle sigarette gettate per terra e vuol punire con una bella multa i responsabili e chi vuol proibire i fuochi d'artificio di fine anno che spaventano, a mezzanotte, gli animali domestici. Se la classe politica, in questi tempi difficili, ha queste preoccupazioni possiamo stare tranquilli. Va tutto bene. Certo, questa storia del Crocifisso è seria e andrebbe affrontata con molta fermezza. I simboli, anche quelli più alti, quando vengono imposti, ci mostrano una società meno sicura di sé, più debole e nello stesso tempo più aggressiva. Invece vorremmo vivere in un luogo dove tutti possano pregare liberamente quale che sia la loro religione. Ogni volta che viene il Natale, in realtà, qualcosa cambia sempre rispetto a quello precedente, non è vero che siamo sempre uguali, anche se i simboli, le musiche, il profumo della festa restano sempre gli stessi. Il presepe che abbiamo costruito quasi involontariamente qua e là nel centro storico, i nostri alberelli di plastica esibiti davanti al duomo, le giostre e le piste di pattinaggio, la grande ruota luminosa che fa un lungo lento giro davanti alla valle umbra non servono a ricordare che siamo nel tempo del Natale ma nel tempo di una lunga vacanza. Alla fine ci rendiamo conto che Il nostro presepe, in realtà, somiglia a un Luna park di paese, un po' dimesso e un po' silenzioso. Tutto serve in fondo a incrementare gli incassi. Non è questo il problema. Il discorso cambia quando gli affari sono quelli di natura politica se si cerca di strumentalizzare un sentimento religioso con la storia del crocifisso. Ognuno di noi conserva il ricordo del piacere che ci procurava la preparazione del presepe quando eravamo bambini. Il cercare il muschio, tra la brina, a Monte Malbe, il costruire le casette con il cartone e colorarle con gli acquerelli, le luci, la farina per simulare la neve, il cielo stellato di carta, la stella cometa, i ruscelli fatti con la carta stagnola, la capanna e le statuine di gesso. A nessuno veniva in mente di dirci che dovevamo fare il presepe per rispettare la nostra identità cristiana anche se il presepe ci racconta una storia che ci appartiene. Facevamo il presepe senza renderci conto che stavamo provando a costruire un mondo ideale tutto nostro e con le nostre mani inesperte. Non tutti, nelle loro case, facevano lo stesso presepe, c'erano tanti presepi diversi com'è diverso il mondo o come ognuno se lo immagina. Non viviamo più da qualche secolo nel tempo della fede assoluta imposta da gerarchie lontane e non è certo la politica o la maggioranza di un piccolo consiglio comunale che può imporre alle persone i propri valori o quale dev'essere il loro rapporto con la religione. Viviamo in una società laica, cioè libera dal dogmatismo e non abbiamo bisogno di inseguire il fanatismo degli altri là dove ancora esiste. E' il dubbio il nostro valore più moderno e questa è la nostra identità culturale. A Palazzo dei Priori dove stanno cercando di capire la differenza tra un secolo e l'altro nella storia di questa città qualcuno pensa che anche l'uso strumentale dei simboli religiosi sia ancora utile, non certo a riaccendere i roghi, ma a guadagnare qualche voto. Il tempo delle crociate ha attraversato e superato il medioevo. Possiamo guardare avanti, soprattutto ora, nei giorni della festa del Natale.