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I nostri capolavori nel deserto

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Renzo Massarelli
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La figura di San Girolamo ha incrociato molto la fantasia dei pittori italiani e anche stranieri, si capisce. Uno dei quadri più popolari è del Guercino ma ci sono Caravaggio e Leonardo e poi ancora Mantegna, Piero della Francesca, Antonello da Messina. Comunque, a noi ora interessa il San Girolamo del Perugino che si trova nella Galleria Nazionale dell'Umbria. La notizia che questa opera si voglia vendere per ripianare i debiti del Sodalizio di San Martino, una istituzione laica perugina che gestisce, tra tanti beni immobili, persino la chiesa di San Ercolano a Perugia, ha fatto il giro del mondo. Un Perugino in vendita non è una cosa che succede tutti i giorni. Gli amministratori del Sodalizio rivendicano la proprietà del San Girolamo perché un secolo e mezzo fa questa opera si trovava nella sagrestia della loro chiesa posta, come tutti sanno, all'inizio della via Romana poi trasferita, dopo un atto notarile, nei saloni della Galleria Nazionale. A chi appartiene oggi il lavoro del Perugino? Ci sarà un bel da fare per gli avvocati, se gli illuminati amministratori del Sodalizio non finiranno col rendersi conto dell'enormità di questa faccenda iniziando, come sarebbe auspicabile, una decisa marcia indietro. Il Perugino è il Perugino, ma cose come questa non sono ai giorni nostri così rare. Basti ricordare il caso della Provincia di Perugia che voleva vendere le due più straordinarie ville storiche dell'Umbria e poi l'Isola Polvese, un bene naturalistico senza prezzo. Le Opere pie di Perugia, controllate da Palazzo dei Priori, hanno venduto a un privato, attraverso una permuta molto discussa, per favorire l'affare Ikea, non semplicemente un terreno di pregio della media valle del Tevere, ma un angolo del nostro paesaggio uscito indenne dalla grande cementificazione perugina di questi ultimi anni. Ai piedi del monte Tezio, località Maestrello, un altro capolavoro della natura, un'area verde grande come quattro campi di calcio, è finito sommerso sotto un mare senza fine di pannelli solari. Come San Girolamo le nostre ricchezze più grandi finiscono lentamente nel deserto, in penitenza. Lo stesso monte Tezio che non è solo un monte ma uno straordinario parco naturale si salvò per un pelo dalla devastazione di un impianto di pale eoliche così come, più di recente, il monte Peglia la cui natura selvaggia guarda da lontano le guglie del duomo di Orvieto. Il caso della Chiesa di San Bevignate e del mostriciattolo che volevano costruirgli dal lato opposto della strada che porta al cimitero monumentale di Perugia è troppo noto per aggiungerlo alla lista. La nostra grande bellezza un po' si perde e un po' resiste all'ingordigia pubblica e privata, alla cecità che pervade il nostro tempo, all'ignoranza colposa degli speculatori. Il caso di San Girolamo ci riporta alla nostra grande storia e alle dolorose spoliazioni alle quali è stata sottoposta Perugia nel corso del potere papale e quello più breve ma non meno deleterio di Napoleone. Come dire, al peggio non c'è mai fine. All'appello mancano un Michelangelo, tre Veronese, quattro Tiziano, cinque Pinturicchio, cinque Caravaggio e cinque Parmigianino, tredici Guercino, quindici Guido Reni, dieci Raffaello e ben quarantuno Pietro Vannucci. Altri tempi, anche se una Galleria così porterebbe quella nazionale dell'Umbria ai primi posti, per l'arte antica, nel mondo. Chissà, si potrebbe fare un inventario di questi capolavori e chiederli in prestito per una grande mostra. Così eravamo. Per questo diventa insopportabile soltanto l'idea che si possa staccare dalle pareti ai piani alti di Palazzo dei Priori un altro capolavoro dopo così tante luttuose perdite. Negli uffici della Galleria non sembrano così preoccupati. Chiunque voglia comprare il San Girolamo nel deserto non potrebbe portarselo a casa. Quindi, nessuno si potrebbe mai imbarcare in un'avventura come questa. C'è però un precedente davvero curioso ma anche un po' inquietante. Riguarda un altro San Girolamo, questa volta penitente sul ciglio di una roccia e non esattamente nel deserto, realizzato dal Pinturicchio. Stava anch'esso a Palazzo dei Priori in deposito, ma nel 1915 la famiglia Bartoccini si fece tentare dalle offerte di facoltosi americani. L'opera del Pinturicchio riposa ora nel Walters art Museum di Baltimora. Certo, oggi le leggi sulla podestà delle opere d'arte sono diverse così come la nostra sensibilità nei confronti dei nostri tesori artistici. Ma, come ci insegnano gli amministratori del Sodalizio di San Martino, sino a un certo punto. Se ci viene in mente di vendere l'isola Polvese, villa Redenta o la vetta misteriosa come l'apice di una piramide egizia del monte Tezio, perché no un Perugino?