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Una via per Lello Rossi

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Renzo Massarelli
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La piazzetta del cedro, così la chiamano gli abitanti di Porta Pesa, non è propriamente una piazzetta ma uno spazio come tanti altri, tra un negozio di alimentari e la scuola elementare Ciabatti costruita in epoca fascista ma intitolata, dopo la guerra, a un partigiano. Oggi si direbbe un non luogo, una cosa senza identità se non ci fosse un bel cedro a fare ombra. La piazzetta del cedro è semplicemente l'inizio di via Brunamonti, una poetessa dell'ottocento. La toponomastica cittadina non l'ha mai considerata che questo, un piccolo angolo della strada che porta a Monteluce con un unico numero civico, quello della scuola. La sua notorietà, quindi, è freschissima perché c'è chi pensa di dedicarla a Raffaele Rossi. Nel comune di Perugia c'è stata una specie di gara per mettere il proprio nome su questa proposta, maggioranza e minoranza, così come l'associazione dei residenti e commercianti della zona di Porta Pesa. Raffaele Rossi, una delle personalità più importanti del novecento umbro, scomparso nel febbraio del 2010, era nato in corso Bersaglieri e in questo borgo popolare di Perugia aveva vissuto per molti anni per poi tornarci in età matura. Pensare a lui a più di cinque anni dalla morte, nel suo quartiere di origine, è stata probabilmente per molte persone una cosa ovvia. Ora, con tutti i disastri della toponomastica cittadina contemporanea, quell'angolino senza nome e senza storia può essere una soluzione come un'altra. Certo, il peso da portare è forte. Dietro la figura leggera di Lello c'è un bel pezzo della storia di tutti noi. L'antifascismo, la resistenza, le responsabilità politiche e istituzionali, la cultura e il fascino di un intellettuale così raffinato, l'iscrizione nell'albo d'oro della città di Perugia, tutto sulle spalle della piazzetta del cedro. Forse è un po' troppo per un posto così inconsapevole di sé, così innocente. Diciamola così come viene. In comune rischiano di fare un bel pasticcio. E' vero che non c'è luogo che possa, così, a freddo, raccontarci la storia di una persona ne' tantomeno rappresentare la complessità della sua lunga vita. Intitolare una via, una piazza, una piazzetta o, come fanno oggi, persino una rotonda o un parcheggio non è sempre il modo migliore per ricordare le persone. Per, tanto per dire, una persona come Settimio Gambuli, molto legato per una vita allo stesso Lello Rossi, dobbiamo pensare al parcheggio dell'ospedale e quanti sanno dove si trova via Aldo Capitini o via Sandro Penna? Dunque, sono passati solo cinque anni, e di Lello Rossi abbiamo ancora un ricordo troppo vivo per accettare di leggere il suo nome su una specie di lapide all'angolo di via Brunamonti. Il luogo vero della memoria si trova in realtà in corso Bersaglieri 32, a quattro passi dal cedro della scuola Ciabatti. In quella casa con l'orto posto all'ombra delle mura di Sant'Antonio, Lello ha vissuto gli anni dell'adolescenza e poi quelli della giovinezza. Durante la resistenza in quell'orto dove più tardi imparerà a fare gli innesti agli alberi da frutta nascondeva le armi dei suoi amici partigiani, proprio ai piedi del grande muro antico, in una specie di anfratto selvatico. Aveva poco più di venti anni e il rischio di perderli era molto forte. La polizia conosceva molto bene l'orientamento politico della sua famiglia. Suo zio Raffaele, dal quale prese il nome, era stato ucciso negli anni delle violenze fasciste, negli anni Venti, poco prima che lui nascesse. Ecco, forse qualcosa della vita di Lello Rossi narrata in corso Bersaglieri, sul muro della sua casa, può stimolare la curiosità di qualche giovane, portarlo a chiedersi chi fosse questa persona che a venti anni rischiava la propria vita per un ideale di libertà, per l'avvenire democratico di questo paese. Per il resto, magari nel decimo anniversario o comunque tra qualche tempo si potrà tornare a parlare di Lello Rossi in un incontro che coinvolga tutta la città. Parlare della nostra storia, di ciò che siamo stati e di coloro che hanno reso più desiderabile il tempo che passa e migliore, in fondo, la nostra vita. La commissione toponomastica dovrebbe aspettare e decidere con calma dopo aver riflettuto ancora un po' perché la storia non ha fretta, come il bel cedro di via Brunamonti che non si cura di queste cose e allunga le sue fronde con molta discrezione, lentamente. Vogliamo dare un nome alla piazzetta? Lasciamo il suo nome, Piazzetta del cedro, e inseriamolo nell'elenco dello stradario perugino. Il ricordo di Raffaele Rossi va coltivato in modo meno improvvisato e lui, con la sua discrezione, di sicuro lo apprezzerebbe. [email protected]