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I due volti dell'Europa

Elena Stanghellini
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C'è l'Europa delle divisioni, dei pregiudizi e dei referendum e c'è quella delle università, delle scuole, dei centri di ricerca e di formazione. I primi delineano confini e chiudono frontiere, i secondi creano accordi di collaborazione per scambiare esperienze, conoscenze e culture di paesi diversi. Viaggiano su piani paralleli oppure prima o poi si incontreranno? E se si incontreranno, la mediazione sarà ancora in linea con l'idea di Europa che avevano 60 anni fa i padri fondatori? Il programma Erasmus è forse il più vivace protagonista dell'Europa del dialogo. Un dialogo iniziato 30 anni fa, con il coinvolgimento degli studenti universitari, offrendo una cornice, culturale prima che normativa, che permettesse loro di effettuare un periodo di studio all'estero. Una cornice, tutt'ora molto semplice, che definisce le finalità dello scambio e gli obiettivi formativi, delinea diritti e responsabilità e che ha di fatto trasformato ciò che prima era un'esperienza per pochi in una opportunità per tutti. Così facendo, il programma Erasmus ha coinvolto milioni di studenti. Ma, soprattutto, ha aperto una strada che oggi è frequentatissima e unisce anche altre università fuori dall'Europa. Grazie a ciò, ogni anno studenti da ogni angolo del mondo partono per raggiungere altre sedi universitarie. Ma il programma Erasmus non si è fermato alle università. Si è infatti rivolto alle scuole, agevolando la collaborazione fra istituti di paesi diversi, all'interno dei quali finanziare soggiorni di studio dei giovani alunni presso le sedi partner. E infine, anche in risposta alla crisi economica, ha guardato al mondo del lavoro e alle istituzioni, incentivando stage e soggiorni formativi all'interno di accordi fra università, enti territoriali e imprese finalizzati alla formazione professionale, al trasferimento tecnologico e alla condivisione del sapere. La partecipazione dell'Italia ai programmi di mobilità è elevata. A titolo di esempio, nello scorso anno accademico oltre 450 studenti dell'Università degli Studi di Perugia sono andati in mobilità a fini di studio in sedi europee e extra-europee e circa 280 si sono recati all'estero per effettuare uno stage o in tirocinio formativo presso aziende o centri di ricerca. Altrettanti arrivano ogni anno da tutto il mondo. Proprio in questi giorni, oltre 350 studenti da 22 paesi del mondo sono arrivati per studiare nell'Ateneo perugino nel primo semestre. La città di Perugia si prepara ad accoglierli, con una cerimonia aperta che avrà luogo venerdì 13 ottobre prossimo alla Sala dei Notari, con i saluti delle autorità e il benvenuto da parte dei giovani studenti che prima di loro sono andati fuori. Non mancheranno le testimonianze di chi già è partito per un soggiorno di studio o di lavoro. Ce lo hanno detto anche i giovani ricercatori della Notte Europea: quello che hanno imparato servirà loro per proseguire nelle loro carriere. Quello che hanno vissuto servirà loro per proseguire nella vita.