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Le casalinghe italiane

Elena Stanghellini
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Le casalinghe del 2016 sono molto diverse da quelle degli anni settanta? A leggere il recente rapporto dell'Istat non sembra. Negli ultimi 10 anni sono diminuite: circa 580 mila in meno. Per il resto, non sembrano diverse né per profilo educativo (circa tre su quattro possiedono al massimo una licenza di scuola inferiore), né per familiarità con le più moderne tecnologie (solo il 18 per cento dichiara di utilizzare Internet tutti i giorni e solo una su tre possiede un bancomat o una carta di credito). Il 45 per cento risiede al Mezzogiorno, un dato lievemente superiore a quello di 10 anni fa. In termini numerici, la diminuzione maggiore si è verificata nel Nord e nel Centro (-9,5 e -9,1 per cento) mentre al Mezzogiorno il contingente è rimasto sostanzialmente invariato. L'età media si è spostata in avanti dal 2006 di circa tre anni, arrivando nel 2016 ad essere di circa 60 anni, con le regioni del Mezzogiorno che vedono una popolazione mediamente più giovane, e in cui circa una casalinga su dieci è di età inferiore ai 35 anni. A guardare questi dati viene da chiedersi se fare la casalinga sia una scelta libera, oppure sia determinata da una sorta di scoraggiamento dovuto alle maggiori difficoltà sia nel trovare lavoro che nel conciliare questo con gli impegni familiari. Circa il 73 per cento delle casalinghe fra i 15 e i 35 anni dichiarano di non cercare un lavoro retribuito per motivi familiari. Nel confronto con le occupate, le casalinghe sono mediamente meno soddisfatte. Una su due giudica il reddito del nucleo familiare cui appartengono insufficiente e una su dieci è a rischio di povertà, con i livelli di povertà assoluta più alti per le giovani. Dal punto di vista economico, quindi, si tratta di una situazione non molto appetibile. A questo si aggiunge il fatto che posto a 100 il carico di ore dedicate alla casa e alla famiglia, oltre 70 sono svolte dalle donne. Il dato è in miglioramento: alla fine degli anni 80 infatti circa il 90 per cento delle ore dedicate al lavoro domestico e alla cura dei familiari era svolto dalle donne. Oggi, non solo è diminuito il tempo che le donne dedicano alle faccende di casa, ma è anche aumentato l'impegno degli uomini, specialmente nelle coppie giovani con figli. Nonostante questo, ancora persiste una asimmetria di genere nell'impegno verso la famiglia che si riflette poi nelle maggiori difficoltà di trovare un lavoro adeguato per le donne, una volta che decidano di cercarlo. Sempre secondo l'Istat la percentuale di occupati con un titolo di studio superiore a quello necessario per il lavoro che svolgono è molto superiore nelle donne che negli uomini, un dato su cui riflettere e che più di ogni altro spiega le difficoltà al femminile del mondo del lavoro.