Il capitale umano

VALORE AGGIUNTO

La cittadinanza negata

03.03.2017 - 15:01

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La lettura del dossier statistico sull'immigrazione è un esercizio di informazione utile a sgombrare il campo da pregiudizi e facili conclusioni. Realizzato dal Centro studi e Ricerche Idos con il patrocinio, fra gli altri, del Ministero delle Pari opportunità, oltre a riportare dati dettagliati fino al livello regionale, il dossier punta il dito su alcuni aspetti del fenomeno che riteniamo centrali. Il primo emerge da una recente Comunicazione dell'Unione europea, secondo cui gli stati membri continuano a soffrire di gravi carenze della forza lavoro in alcuni settori professionali, fra i quali emerge, in maniera preponderante, quello della sanità. Si stima, infatti, che nell'arco di pochi anni vi sarà una carenza di circa un milione di operatori professionali nel settore, un numero che raddoppia se si considera il personale sanitario ausiliario. Il secondo dato è il grave invecchiamento della popolazione. In Europa, l'età mediana è attualmente di circa 43 anni, ma si prevede un elevato invecchiamento, specie in alcuni paesi fra cui l'Italia. L'età mediana degli immigrati è 35: una popolazione quindi sensibilmente più giovane. Questi fenomeni combinati fanno riflettere sulla necessità di un atteggiamento diverso nei confronti dell'immigrazione. Nella stessa Comunicazione sopra citata, nonché nell'Agenda europea per l'integrazione, vengono delineate le linee guida che i paesi europei devono seguire per garantire che il processo migratorio sia il più possibile inclusivo. La prima riguarda l'adozione di misure di integrazione precedenti all'arrivo sul territorio; la seconda riguarda la messa in atto di strumenti per la formazione linguistica e la partecipazione civica; la terza infine riguarda l'adozione di politiche volte alla istruzione e alla formazione professionale. In questi giorni si (ri)discute della opportunità di dare la cittadinanza italiana ai figli di migranti che frequentano le nostre scuole. Si tratterebbe di gesto di grande lungimiranza, portatore di una valenza culturale. Una analisi fatta dall'Istat sugli studenti figli di immigrati mostra che, nel 2015, gli studenti iscritti a scuole secondarie di primo e secondo grado con cittadinanza non italiana sono oltre 300 mila. Il 30 per cento di essi sono nati in Italia, mentre il 23 per cento è arrivato da noi prima dei 6 anni. Bambini o adolescenti che vivono sospesi fra due culture e sentono il distacco dal paese di origine della loro famiglia. Concedere loro la cittadinanza significa farli sentire parte attiva del nostro paese e sanare in parte il disagio: più di un terzo di essi si sente italiano, una percentuale che cresce se questi sono nati nel nostro paese o vi sono arrivati prima dei 6 anni. Dare loro la cittadinanza non serve solo ad aprire la strada per la loro integrazione nel nostro paese e a contrastare, almeno in parte, l'invecchiamento della popolazione. Serve anche a raccogliere i frutti che, attraverso la scuola, sono stati seminati. Quello a cui stiamo assistendo, infatti, è il paradosso di un paese che investe sui giovani migranti, offrendo loro gratuitamente l'istruzione scolastica, come è giusto che sia. Tuttavia, per distrazione o pregiudizio, non riesce a portare a termine l'ultimo sforzo che permette di chiamarli italiani, creando una società veramente accogliente e multiculturale. A beneficio di tutti.

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