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Le disuguaglianze del mondo

Elena Stanghellini
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Quello che colpisce del recente rapporto di Oxfam sulle disuguaglianze non è solo il fatto che 80 persone possiedono la stessa ricchezza di oltre 3,6 miliardi di poveri, ma anche che la ricchezza è comunque distribuita sul pianeta in maniera totalmente asimmetrica, al punto che l'80 per cento della popolazione vive con poco più di un dollaro al giorno, in condizioni terribilmente disagiate. Un divario, quello fra ricchissimi e poverissimi che, anziché diminuire, va aumentando a ritmi esorbitanti. Ogni riflessione sulle grandi migrazioni in atto deve partire da qui. Gli anni recenti hanno visto un miglioramento delle condizioni di vita in alcuni paesi, ma tuttora esistono sulla terra sacche di povertà estrema, inaccettabili per un cittadino del mondo avanzato. Combattere questa disuguaglianza deve essere il tema di ogni agenda di governo. E se già questo è un obbiettivo difficile, ancora più difficile è capire come. Il rapporto, elaborato per Oxfam da Credit Suisse e consegnato nelle mani dei potenti alla vigilia del Forum di Davos, costituisce una denuncia allarmante, non solo per i contenuti, ma anche perché proviene da una delle massime autorità in materia di povertà nel mondo. Oxfam è infatti la più grande ONG del mondo, attiva da decenni in innumerevoli paesi. Oltre a presentare una fotografia della situazione attuale, che si avvale anche di dati provenienti da altri osservatori internazionali, quali il Fondo Monetario o Forbes, il documento elenca varie azioni che, se adottate in tempi rapidi, potrebbero portare presto ad una inversione di tendenza. E' infatti chiaro che, al di là di interventi dettati da emergenze umanitarie, l'unico modo per interrompere questa spirale è innescare un processo di crescita, economica e sociale, che sia virtuoso e inclusivo. Il primo intervento è costringere le multinazionali a pagare le tasse nei paesi da cui traggono la loro ricchezza. Una architettura complessa, spesso realizzata con la complicità di molti attori, permette a tante società di eludere il fisco e di trasferire in paradisi fiscali la quasi totalità dei redditi derivanti dall'impiego delle materie prime e della forza lavoro dei paesi in cui operano. Forza lavoro che spesso è retribuita con salari irrisori. Il crescente differenziale fra la remunerazione da capitale e quella da lavoro è infatti una delle cause della polarizzazione della ricchezza nelle mani di pochi e un altro obiettivo, ambizioso ma realizzabile, è assicurare una graduale adozione di salari dignitosi per i lavoratori di questi paesi. Un altro punto centrale per combattere le povertà estreme è spingere i governi di questi paesi ad effettuare investimenti in servizi e sanità. I paesi sviluppati possono trasferire risorse economiche attraverso canali trasparenti, incentivare gli aiuti da parte dei privati, mettere le proprie conoscenze al servizio delle comunità. La proprietà intellettuale è infatti, secondo Oxfam, un altro degli ostacoli alla diffusione del benessere e il trasferimento della conoscenza è il primo tassello di un processo di sviluppo equilibrato. In questo, anche le Università, adeguatamente supportate dai governi, possono fare molto. Anche noi privati cittadini possiamo contribuire. Ad esempio, acquistando prodotti con il marchio "Fair Trade", una certificazione che il prodotto è stato realizzato nel rispetto delle norme sull'ambiente, sul lavoro, sugli obblighi fiscali. La disuguaglianza, si legge nel rapporto, non è inevitabile, ma anzi è possibile "edificare un'economia più umana, in cui l'interesse della collettività e il bene comune vengano prima di tutto".