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Occupazione, disoccupazione e pensione

Elena Stanghellini
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Mentre è allo studio da parte del governo una legge che favorisca il pensionamento anticipato, l'Istat pubblica gli ultimi dati sul mercato del lavoro. La buona notizia è che l'occupazione nel mese di aprile è cresciuta di circa 51 mila unità. Di queste, 31 mila unità sono dipendenti a tempo indeterminato e il rimanente sono lavoratori autonomi. La crescita riguarda sia uomini che donne e interessa tutte le classi di età, ad eccezione, e su questo occorrerà riflettere, di quella fra 35 e 49 anni compiuti. Il risultato è positivo, e denota quindi un clima di ottimismo da parte delle aziende. In parallelo, infatti, è lievemente aumentato anche l'indice che misura la fiducia delle imprese nel futuro. Ma non vi è rosa senza spina: è infatti cresciuto l'indice di disoccupazione. Questo fatto, apparentemente non spiegabile, è dovuto all'aumento della forza lavoro, ovvero, al fatto che persone che non cercavano lavoro nei mesi precedenti, forse perché scoraggiati, hanno (ri)iniziato la loro ricerca. Sono infatti diminuiti di 113 mila unità gli inattivi, parte di questi collocandosi fra gli occupati e parte, invece, fra i disoccupati. L'indice di disoccupazione, pertanto, dopo avere conosciuto una flessione nel mese di marzo, ritorna ai livelli dei primi mesi dell'anno. Anche se il dettaglio dei settori in cui l'occupazione cresce non è ancora disponibile, è plausibile che la ripresa riguardi principalmente i servizi. In questo settore, infatti, si è registrata nel primo trimestre la maggiore crescita del fatturato e la ripresa del clima di fiducia (dati Istat). E come si configura il pensionamento anticipato e che effetti può produrre sull'occupazione? Il testo della legge non è ancora pubblicato, ma dal disegno sembra che a farsi carico dei versamenti non corrisposti da chi decide di andare in pensione in anticipo saranno le banche. Le banche a loro volta si rivarranno in parte sul lavoratore, una volta in pensione, e in parte sullo Stato. Infatti, per quanto riguarda il recupero del capitale, le banche attingeranno direttamente dalla pensione, determinando pertanto una riduzione dell'assegno previdenziale corrisposto. Invece, per quanto riguarda gli interessi, si rivarranno sullo Stato. Lo Stato inoltre si farà garante con le banche del capitale da queste anticipato, nel caso di rimborso incompleto della pensione dovuto a decesso. Dal disegno di legge sembra che ad usufruire della flessibilità in uscita saranno i lavoratori che hanno compiuto 63 anni ed hanno maturato 42 anni di contributi, ovvero quelli maggiormente penalizzati dalla riforma delle pensioni. Per questo va visto con favore. Il numero di quanti opteranno dipende dalla diminuzione dell'assegno. A tal fine, cruciale è la determinazione dell'intervallo di tempo entro cui deve essere completata la restituzione alle banche del capitale da loro anticipato, una scelta che dovrebbe essere lasciata al lavoratore e che si configura in conflitto con gli interessi dello Stato: maggiore è il tempo di restituzione, minore è la diminuzione dell'assegno percepito, ma maggiori sono gli interessi versati e il rischio di decesso prima della restituzione, entrambi a carico dello Stato. Risulta pertanto difficile determinare, al momento, quali effetti potrà avere sull'occupazione. Tuttavia è plausibile che buona parte dei lavoratori che opteranno per l'anticipo pensionistico verrà sostituita, e che pertanto si creino nuove opportunità di lavoro.