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Inflazione e deflazione

Elena Stanghellini
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L'inflazione nel mese di aprile, appena concluso, è stata negativa: rispetto allo stesso mese dello scorso anno, infatti, in media i prezzi dei beni che una famiglia normale acquista con regolarità sono diminuiti. E' quanto si legge nella nota mensile sull'indice dei prezzi al consumo appena pubblicata dall'Istat (www.istat.it). Le stime riportate sono provvisorie, ma sembrano confermare un andamento tendenziale già presente negli ultimi mesi. E' una notizia buona o cattiva? In prima battuta viene da dire che è una cosa positiva: il potere di acquisto della moneta, che in genere vediamo diminuire per effetto dell'aumento dei prezzi, non solo non decresce, ma addirittura aumenta. In un momento di difficoltà economica, per tante famiglie italiane questa dovrebbe essere una buona notizia. Ma allora perché tanta preoccupazione? In parole semplici potremmo sintetizzare il perché delle preoccupazioni con una riflessione: se ciò che domani posso acquistare con un euro è superiore a quanto posso acquistare oggi, allora aspetto domani a fare le mie spese. Ebbene, se tutti fanno questo ragionamento, nessuno più effettua i propri acquisti, se non per beni e servizi di stretta necessità. Niente investimenti, niente spese voluttuarie. Molte imprese vedono così diminuire le vendite, riducono la produzione, smettono di assumere e, se necessario, iniziano a licenziare. La società si impoverisce e di conseguenza acquista meno, dando inizio ad un circolo vizioso che si autoalimenta. La spiegazione appena data semplifica molto il problema: è infatti difficile capire se la deflazione è una causa o essa stessa un effetto di una economia in recessione. Quello che è certo è che, al pari dell'inflazione, anche la deflazione è un fenomeno da cui occorre difendersi. Lo sa bene il Giappone che, nonostante un prolungato regime di tassi di interesse pari a zero, fissato dalla Banca Centrale per incentivare gli investimenti, ha impiegato ben sei anni per uscire dalla recessione economica. Ecco perché un certo livello di inflazione, purché basso, è funzionale all'economia ed ecco perché, a livello europeo, si invocano manovre per riportare l'inflazione in territorio positivo. Tuttavia, a guardare nel dettaglio i motivi della deflazione nel nostro paese, si vede che gran parte della diminuzione dei prezzi è dovuta al calo del prezzo del petrolio, ovvero a un fattore estraneo al nostro sistema economico. E' infatti nei settori legati all'energia che si registra la diminuzione più elevata. In quei settori il calo è ben superiore allo 0,4 per cento registrato nella media generale, segno che i prezzi degli altri beni sono invece in aumento. E infatti su dodici capitoli di spesa, solo in quattro si registrano delle diminuzioni. Un altro fattore che può avere influito sulla decrescita dei prezzi è legato al fatto che nel mese di aprile dell'anno scorso vi è stata la Pasqua ed è noto che le feste portano ad un incremento temporaneo dei prezzi di certi capitoli di spesa. Nel confronto con il mese di aprile dello scorso anno è pertanto naturale che, per tali beni e servizi, i prezzi siano diminuiti. Per questi motivi, le proiezioni dell'inflazione su base annua fanno registrare un segno negativo per solo due delle categorie di spesa, trasporti e spese per l'abitazione, entrambe fortemente dipendenti dall'andamento del prezzo del petrolio. Per gli altri beni, l'andamento tendenziale rimane in territorio positivo. [email protected]