L’analisi del “non voto”

L’analisi del “non voto”

12.06.2015 - 12:26

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Il primo dato è che oltre 332 mila umbri, ovvero circa il 47 per cento dell'elettorato, non hanno espresso un voto valido alle recenti elezioni regionali. Un incremento del 25 per cento rispetto alle regionali del 2010, che già si caratterizzavano per una scarsa partecipazione attiva. Il secondo è che con poco più di 13 mila voti al candidato del centro destra  ovvero una piccolissima frazione dei "non voti" (intendendo per questi la somma delle astensioni e delle schede non valide), l'esito di questa recente tornata elettorale sarebbe stato ribaltato.Ma quale schieramento ha ceduto di più al non voto? L'analisi dei flussi elettorali effettuata dai proff. Bracalente e Forcina del dipartimento di Economia, con l'ausilio dei dottorandi e in collaborazione con i ricercatori dell'Aur, permette di ricostruire con accuratezza, attraverso sofisticati metodi statistici, le dinamiche fra due tornate elettorali.
Dal confronto con le regionali del 2010 emerge che è lo schieramento del centro destra a cedere al non voto circa un terzo dei suoi elettori, mentre il centro sinistra ne perde solo uno su cinque. I due schieramenti si differenziano anche per la capacità di recuperare dai non voti: circa 30 mila unità, pari a oltre dieci elettori su cento non votanti alla precedente tornata, tornano a partecipare attivamente al voto. Di questi, quattro votano per lo schieramento di centro sinistra e solo uno vota per il centro destra. Ma il confronto fra le due elezioni regionali non può prescindere dal considerare l'entrata in scena dei grillini. Contrariamente alle aspettative, il M5S recupera dal non voto in misura inferiore rispetto al centro sinistra. Tuttavia, il movimento drena voti da entrambi gli schieramenti e, in questo caso, è il centro sinistra a cedere il 14 per cento del suo elettorato, mentre l'altro ne cede solo il 4. L'ironia vuole che il partito del non voto sia quello che ottiene in misura percentuali le maggiori conferme, con un valore di oltre 88 per cento. A seguire il centro destra, che mantiene il 57 per cento, mentre il centro sinistra mantiene solo un elettore su due. Il paragone con le europee dà invece un quadro un po' diverso, con i partiti del centro sinistra che cedono in misura leggermente maggiore al non voto: circa il 23 per cento contro il 19 dei partiti dell'altro schieramento. In questo confronto, chi paga il tributo più alto alla disaffezione è il M5S, che cede circa un terzo del proprio elettorato.
Ma, anche in questo caso, il partito del non voto trattiene il maggiore numero di (non-)elettori: oltre 9 su dieci. Il centro destra mantiene il 70 per cento dei propri elettori, il centro sinistra il 55 per cento, M5S solo il 42. Alle recenti elezioni comunali, l'astensionismo differenziale fra i due schieramenti era stato uno degli elementi che avevano portato alla elezione del giovane candidato di centro destra a sindaco di Perugia. L'altro elemento era stata la convergenza dei voti dei pentastellati, che al secondo turno, anziché astenersi, avevano accordato a Romizi la loro preferenza.
elena.stanghellini@stat.unipg.it 

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