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Internet e la lotta alla corruzione

Elena Stanghellini
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Da una parte c'è la trasparenza, parola d'ordine se si vuole arginare il dilagante fenomeno della corruzione, intesa come obbligo della pubblica amministrazione di rendere totalmente accessibili, anche attraverso lo strumento della pubblicazione sui siti istituzionali, le informazioni relative all'organizzazione, gli indicatori relativi agli andamenti gestionali e, soprattutto, l'utilizzo delle risorse  per il perseguimento delle funzioni istituzionali. Dall'altra c'è l'Italia, un paese fra i meno informatizzati di Europa che, secondo la versione aggiornata del WebIndex Report (thewebindex.org anno 2014), si posiziona al 15-esimo posto fra i paesi europei per l'impatto di Internet nella vita politica e al 17-esimo per la percentuale di persone che hanno confidenza con la rete. Un dato comunque più ottimistico di quello di Eurostat (ec.europa.eu/eurostat), secondo cui nel 2014 solo 56 persone su 100 erano in grado di svolgere semplici operazioni con il computer, un numero che ci colloca fra gli ultimi sette paesi in Europa. Ma cosa ha Internet a che vedere con la corruzione? La prima considerazione è scontata: l'efficacia di una politica di contrasto alla corruzione attraverso la trasparenza dipende dall'esercizio da parte dei cittadini di un'azione di controllo. Se questa rimane appannaggio di pochi addetti ai lavori, allora l'intero sforzo è totalmente inutile. Ma non è solo questo: non c'è trasparenza senza comunicazione. Ed allora, questo obbligo normativo può dare inizio ad un processo di riorganizzazione della pubblica amministrazione che la trasforma in una istituzione capace di comunicare con i cittadini e di coinvolgerli nei propri processi decisionali. Una rivoluzione culturale che permetterà al nostro paese, finalmente, di entrare a pieno titolo nel gruppo dei paesi avanzati in cui è forte il confronto fra privati e enti pubblici e la partecipazione alla vita politica è sentita come un diritto-dovere da parte di tutti. De resto, trasparenza, comunicazione e partecipazione sono i tre pilastri di quella politica di "Open Government" invocata dall'Unione Europea nel 2001 (Raccomandazione n. 19 del Comitato dei Ministri del Consiglio di Europa) e messa in atto negli Stati Uniti a partire dal 2009 dal Presidente Obama attraverso la creazione di una piattaforma on-line (data.gov), in cui la pubblica amministrazione ha l'obbligo di pubblicare le informazioni in formato aperto, indicizzate e facilmente reperibili attraverso le più comuni applicazioni di ricerca in rete. Ecco che cosa ha Internet a che vedere con la corruzione: nel paese europeo in cui la familiarità con gli strumenti informatici è fra le più basse, la trasparenza rischia di rimanere una scatola vuota. O, peggio, una scatola piena di un groviglio di dati, difficile da districare e tradurre in informazioni. Per evitare questo è necessario uno sforzo di chiarezza da parte degli amministratori e di partecipazione da parte dei cittadini. [email protected]