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L'educazione all'economia nella “Buona Scuola”

Elena Stanghellini
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Con piacere leggiamo nel documento del governo sulla “Buona Scuola” che uno degli obiettivi della riforma dell'istruzione è incrementare l'insegnamento delle materie economiche e finanziarie nella scuola dell'obbligo. Non è mai troppo tardi. L'indagine comparativa condotta in 18 paesi (indagine Ocse-Pisa, www.oecd.org/pisa/) mostra l'Italia penultima per conoscenza dei rudimenti di economia e finanza nella popolazione dei quindicenni. La situazione non migliora nella popolazione adulta, se consideriamo che, secondo un altro studio condotto dall'Istat, un italiano su cinque non ha mai sentito parlare dell'inflazione. Eppure, molte ricerche hanno mostrato che le persone con basse competenze economiche tendono ad indebitarsi oltre le proprie possibilità, fanno ricorso a prestiti con tassi di interesse elevati e non conoscono le tutele a cui possono accedere in caso di violazione dei loro diritti. In altre parole, sono finanziariamente fragili, soggette a fare scelte sbagliate e, nel peggiore dei casi, a diventare preda di usurai. Ma guardiamo il dettaglio di questa indagine. In media nei paesi Ocse circa dieci studenti su cento sono in grado di risolvere problemi finanziari complessi: calcolare il saldo di un estratto-conto considerando i costi di transazione oppure capire le implicazione degli scaglioni di imposta sul reddito. In Italia, gli studenti che raggiugono tale livello sono meno di tre su cento. Inoltre, nei paesi Ocse, gli studenti con solo rudimentali conoscenze sono 15 su cento, al massimo in grado di risolvere problemi che richiedono semplici operazioni matematiche. In Italia, la situazione è peggiore e ben 22 studenti su 100 hanno queste caratteristiche. Quindi v'è molto da fare. Si noti che, seppur correlata con abilità matematiche e di lettura, la capacità di capire e risolvere problemi economici e finanziari è una componente aggiuntiva nella formazione di uno studente, e non può essere totalmente predetta dalle competenze che questo possiede nelle altre due dimensioni conoscitive. Inoltre, l'insegnamento corretto ed approfondito dell'economia impone agganci, oltre che con la matematica, con la storia e la filosofia, e può essere agevolmente reso un'occasione di formazione interdisciplinare, capace di stimolare nuove forme di apprendimento. Da docente di statistica, ammetto che avrei volto vedere menzionata anche questa disciplina, la cui valenza formativa, sia dal punto di vista matematico che dal punto di vista logico, è elevatissima, senza menzionare le grandi potenzialità applicative che la rendono necessaria in molti contesti del mondo del lavoro. Gli insegnanti di matematica lo hanno capito, e già hanno dato vita ad iniziative di collaborazione con i docenti di statistica delle varie Università. Una di queste, proprio in Umbria, è stata recentemente portata a termine dalla Sezione di Statistica del Dipartimento di Economia, anche grazie al coinvolgimento della sede regionale dell'Istat. La “buona scuola” va avanti. [email protected]