L'Italia e il patrimonio culturale

L'Italia e il patrimonio culturale

12.09.2014 - 12:50

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Sono oltre 1000, e sono sparsi in tutto il mondo. I siti dichiarati dall'Unesco “Patrimonio dell'umanità” vanno dalla Nuova Zelanda all'Alaska, passando per il Cile e la Groenlandia. Il lettore può divertirsi a cliccare sul sito http://whc.unesco.org/en/list/ per guardare la mappa del mondo con i segnaposto, colorati diversamente a seconda che siano patrimonio naturale o culturale. In quella mappa l'Italia neppure si vede, tanto è sommersa dai quadratini colorati. Infatti l'Italia è il paese con il numero assoluto più elevato: 49, ben 4 in più della vastissima Cina, 5 in più della vicina Spagna. Nel 2013 la lista è persino aumentata di ben due unità: l'Etna e le Ville Medicee. Eppure, l'Italia è fra i paesi europei meno generosi nei finanziamenti a tutela del proprio patrimonio artistico e culturale. Lo denuncia l'Istat, in quell'insieme di rilevazioni che confluiscono nella misura del benessere equo e sostenibile del paese (BES), e che descrivono la società nei suoi aspetti più complessi, che solo in parte si riflettono in grandezze economiche. E allora guardiamo da vicino che cosa questo significhi, proprio sfogliando il volume BES2014 (www.istat.it). Il patrimonio culturale, incluso quello paesaggistico, costituisce un fattore fondante della nostra identità, nonché un aspetto determinante della qualità della vita. La crisi economica ha portato con sé una conseguenza, se vogliamo, positiva, in quanto ha rallentato il consumo della superficie agricola e la sua trasformazione in superficie edificata. Ciò è vero tuttavia per le attività legali, e meno vero per quelle illegali, presenti soprattutto nel Mezzogiorno. Una perdita, denuncia l'Istat, di controllo del territorio che può avere conseguenze devastanti per l'economia futura. Le regioni con minore densità abitativa si trovano in vantaggio rispetto alle altre nella capacità di tutelare il paesaggio e il patrimonio artistico, e l'Umbria è fra queste, con una densità abitativa fra le più basse d'Italia e una densità di beni culturali fra le più elevate. In assoluto è la Liguria ad avere il più elevato numero di beni censiti per cento chilometri quadrati: oltre 120. La media nazionale è di 33, e l'Umbria, con oltre 50, ne è ben al di sopra. Ma quanto spende lo stato per la tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici? La spesa pubblica ad essa destinata era nel 2011 pari allo 0,34 per cento del Prodotto Interno Lordo. Un dato molto inferiore, per esempio, a quello della Spagna (pari a 0,67) e che ci posiziona fra gli ultimi nella graduatoria dei paesi europei. Circa un terzo della spesa pubblica proviene dall'amministrazione centrale, e i due terzi provengono dagli enti locali, in particolare dai Comuni. Nel 2011 la spesa proveniente dai Comuni ammontava, su base nazionale, a 10,6 Euro per abitante, un dato che, rispetto all'anno precedente, si è mantenuto costante nonostante la crisi economica. Una piccola, magra consolazione per un paese così ricco di siti di interesse.

elena.stanghellini@stat.unipg.it

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