La grande bruttezza

La grande bruttezza

07.03.2014 - 11:07

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L'incredibile vicenda di San Bevignate e le altrettanto incredibili implicazioni politico-amministrative che l'accompagnano impongono qualche riflessione. A parte l'italica abitudine di scaricare sualtri responsabilità che sono riconducibili in modo chiaro e diretto all' Amministrazione Comunale, alla Regione e alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici, protagonisti, insieme all'Adisu e alla passata amministrazione universitaria, di questa brutta pagina della pianificazione urbanistica perugina, resta la gravità di aver solo pensato alla costruzione di una stecca di edifici pluripiano davanti al magnifico tempio di San Bevignate: un monumento unico nel suo genere, straordinario per la maschia rudezza della sua architettura, eccezionale per le rarissime decorazioni tardo duecentesche conservate al suo interno, inserito in un contesto paesaggistico-ambientale miracolosamente conservato. E' stato chiesto: "ma, quando si varava il piano, i cittadini dove erano"? Non possiamo rispondere per gli altri, possiamo dire di noi: noi ci fidavamo. Confidavamo che un progetto che ha ricevuto tutti i timbri necessari non andasse a sfigurare per sempre la stupenda vallecola punteggiata di olivi, cipressi e filari di viti a ridosso del cimitero monumentale. Pensavamo che quella valle, sopravvissuta alla urbanizzazione degli anni '60, quando non si conoscevano i danni di una cementificazione sfrenata, non cadesse sotto le ruspe oggi, nel momento in cui - non finiremo mai di stupirci - da ogni parte si parla di tutela dell'ambiente, di salvaguardia dei beni artistici, di attenzione per la bellezza. Vedere quest'oasi di verde aggredita dai caterpillar è spaventoso. Fa piacere prendere atto che il direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici, arch. Francesco Scoppola, si sia detto stupito che tutto ciò si stia verificando non solo in prossimità della chiesa di San Bevignate ma anche a ridosso dei tenimenti agrari appartenuti a Galeazzo Alessi e in una zona assimilabile a bosco per la presenza di numerosi olivi. Ma allora, come mai la stessa direzione regionale ha assentito, sia pure dettando alcune prescrizioni, a quest'obbrobrio urbanistico che, se realizzato, suonerebbe come eterno atto di accusa nei confronti delle pubbliche amministrazioni che lo hanno voluto e autorizzato? Quanto alComune, ci si chiede come sia stato possibile adottare e approvare una variante al Piano Regolatore Generale per declassare ad area edificabile una zona di eccezionale pregio ambientale. Come se Perugia, già maglia nera nella classifica Istat per tutela del territorio (solo il 5 per cento della superficie è protetta, contro una media nazionale del 15,3), possa permettersi lussi di questo tipo. Proprio a Perugia, del resto, si sta materializzando un esempio negativo di riqualificazione del suolo urbano: la costruzione della nuova Monteluce. Provate ad affacciarvi dal Mercato Coperto per vedere con i vostri occhi l'impressionante inquinamento visivo che producono quegli orrendi ecomostri, una cascata di cemento impietosamente riversata sul colle più bello, aprico e luminoso della città. Ci si chiede se, a guasto ormai consumato, non si poteva trovare proprio lì una comoda sistemazione per gli studenti universitari. Era proprio necessario prevedere il consumo di altro verde e per di più di grande pregio?

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