La staffetta generazionale

31 maggio 2013

31.05.2013 - 16:02

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Da più parti si parla della necessità di politiche per creare una “staffetta generazionale” nel mondo dell’occupazione, ovvero l’avvicendamento fra giovani e meno giovani nel posto di lavoro. E' una strategia che se funzionasse permetterebbe di risolvere contemporaneamente due problemi: il bisogno dei lavoratori maturi di diminuire l'orario, come un anticipo del pensionamento sostanzialmente ritardato dalla recente riforma del sistema previdenziale, e la gravissima difficoltà dei giovani di trovare una occupazione. Non sappiamo ancora se il progetto prenderà forma e, nel caso, se funzionerà: alcuni economisti, infatti, obiettano che le competenze dei due tipi di lavoratori non sono sostituibili; altri invece dicono che possono diventarlo, se le politiche vengono realizzate correttamente. Nel frattempo, va in scena un altro tipo di sussidiarietà fra giovani e meno giovani: quella che avviene cioè senza passare dal mercato, attraverso trasferimenti di denaro o altre forme di aiuto che i secondi danno ai primi. Il sostegno dei genitori verso i figli ha fatto sì che, almeno nella prima fase della crisi, la riduzione dei redditi da lavoro non si sia immediatamente tradotta in povertà. Tuttavia, questo polmone artificiale sta esaurendo la sua riserva di aria: secondo l'Istat, la percentuale di famiglie senza un lavoratore e con al massimo un pensionato, infatti, sta aumentando in maniera vertiginosa. Nonostante i luoghi comuni, la protezione dei genitori verso i figli non è un fatto solo italiano. Italiano, invece, è il modo in cui si realizza. Un'indagine europea condotta nel 2006 (www.shareproject.org) denotava che il 44% dei genitori italiani con oltre 50 anni aveva almeno un figlio in casa, dato in cui eravamo superati solamente dalla Spagna e dalla Polonia. In Svezia questa era pari a 15%. Al contrario, lo schema dei trasferimenti in denaro dai genitori ai figli era più consistente nei paesi scandinavi che nei paesi del Mediterraneo. Insomma, il modello dominante nel Nord dell'Europa è quello del genitore che "scaccia" di casa i propri piccoli, ma li ricompensa con soldi. In Italia, invece, l'aiuto dei genitori ai figli si concretizza nel mantenerli sotto il proprio tetto. Ma perché queste differenze? Chi conosce la Svezia sa delle molte agevolazioni fiscali a favore dei giovani, degli incentivi affinché presto si facciano una loro casa, delle molte politiche a sostegno dell'infanzia. Piccole differenze? Non sembra, se si considera come si riflettano poi nella diversa propensione a fare figli e nella creazione di bisogni che muovono il mercato con nuovi flussi economici. Non a caso la Svezia è la patria di Ikea. Insomma: le iniziative a sostegno del lavoro dei giovani sono estremamente necessarie. Manon meno necessarie sono misure fiscali efficaci che permettano loro di avere, quanto prima, una vita propria. E non si creda che gli svedesi non siano mammoni: ben il 93% delle mamme ultracinquantenni sente i figli almeno una volta alla settimana, dati che fanno invidia alle iperprotettive mamme italiane.

Elena Stanghellini
Professore ordinario di Statistica
elena.stanghellini@stat.unipg.it

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