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Rifiuti sepolti, spuntano altre due aree su cui scavare

Il lago di Pietrafitta

Alessandro Antonini
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Due aree ben circoscritte, una in prossimità della sponda e una più interna al “dente” del lago grande di Pietrafitta, la zona cui l'ovale dell'invaso artificiale subisce una deviazione anomala. In questi due perimetri delimitati l'elettromagnetometro - che serve ad individuare corpi estranei nel terreno ad una profondità di massimo 15 metri - ha segnalato due potenziali seppellimenti di materiale vario. Lì i tecnici dell'Arpa e i carabinieri del Noe hanno fissato due bandierine. Il piano è di effettuare carotaggi mirati per verificare cosa sia stato tombato. Due testimonianze raccolte dal nucleo operativo ecologico nell'ambito dell'indagine della procura della Repubblica di Perugia sugli interramenti di ceneri e rifiuti, riferiscono di scarti dell'ex officina della vecchia centrale Enel dismessa e anche fusti di rifiuti potenzialmente tossici provenienti da altre centrali. I due testimoni I casi pubblicati in queste pagine sin dalla scorsa primavera sono finiti dentro il fascicolo redatto dal pm Paolo Abbritti per danno ambientale e alla salute. “Successivamente al sequestro del 15 giugno 2016 - è scritto nel decreto di sequestro dell'11 novembre scorso - un testimone riferiva alla procura in merito all'interramento di rifiuti speciali, provenienti dalla dismessa centrale Enel, sulle rive del lago artificiale di Pietrafitta. L'interramento dei rifiuti speciali, a dire del testimone, sarebbe avvenuto in coincidenza con la dismissione della centrale, utilizzando allo scopo una depressione del terreno creatasi a seguito di precedenti lavori di estrazione di lignite. Le dichiarazioni del soggetto in questione andavano a riscontrare altre precedenti, rese il 27 maggio 2016, da un altro testimone che aveva collaborato all'esecuzione dei lavori di escavazione all'epoca della realizzazione del lago artificiale di Pietrafitta. Lo stesso aveva riferito che all'epoca, durante gli scavi, erano stati rinvenuti alcuni fusti di contenuto non precisato, i quali però erano misteriosamente scomparsi prima dell'intervento del corpo forestale di Città della Pieve. Successivamente, i lavori di escavazione erano stati sospesi a seguito della modifica del progetto originario, in punto di conformazione degli argini dell'invaso. La procura effettuando un sopralluogo della zona in questione con il personale dell'Arpa riuscendo ad individuare il sito dell'interramento, laddove erano in precedenza presenti due fabbricati identificabili con le officine Enel. Le verifiche Arpa davano conto della perdurante presenza sul sito di due trasformatori Siemens contenti policlorobifenile (pcb), ceduti nel 2005 da Enel alla srl Valnestore sviluppo (società pubblica in liquidazione)”. Del traffico ceneri da carbone tra La Spezia, l'Umbria - Fabro e Valnestore - e il Sud Italia ci sono decine di ricostruzioni che riferiscono anche di rifiuti tossici che sarebbero stati interrati con il materiale di risulta della combustione del carbone nell'ex centrale ligure. Audizioni a Roma Intanto martedì 10 gennaio la commissione bicamerale di inchiesta sulle ecomafie sentirà in audizione a Roma il commissario liquidatore della citata Valnestore sviluppo, Filiberto Graziani e l'ex presidente della stessa società Enzo Patalocco. L'obiettivo è fare luce su tutte le implicazioni economiche e societarie che stanno dietro agli interramenti in aree autorizzate e non nella Valnestore. E alle mancate bonifiche.