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Valle dei fuochi, altri rifiuti nella ex centrale Enel

Jacopo Barbarito
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Non solo ceneri sepolte con i rifiuti. L'area dell'ex centrale Enel di Pietrafitta, che doveva diventare nei piani della Valnestore sviluppo e delle istituzioni locali e regionali il nuovo polo di eccellenza di tutta la Valnestore, è in stato di completo abbandono. Nella parte industriale del perimetro, dove sorgono ciminiere, laboratori, uffici e opifici legati al ciclo della centrale elettrica ormai in disuso, si trova di tutto. Un'area che nei piani doveva essere bonificata. Sono state rimosse le tettoie in eternit ma tutto intorno sono cumuli di rifiuti di vario tipo. All'inizio di maggio i consiglieri regionali della commissione sanità erano entrati con un pulmino per un rapido tour. Un sopralluogo da cui però non è emerso nel dettaglio lo stato dei luoghi. Nella parte più esterna, sopra ad un grande piazzale, ci sono cumuli e cumuli di detriti, alti almeno quattro metri, distribuiti in lunghezza per più di venti. Una vera e propria collinetta di scarti edili, blocchi di asfalto e altro materiale inerte dove stanno crescendo erbacce. Nessuna delimitazione né coperture. C'è da dire che tutta l'ex centrale e dei terreni poi posti sotto sequestro - 255 ettari in tutto - di proprietà della Valnestore srl (società in liquidazione composta dai Comuni di Piegaro e Panicale, Provincia di Perugia ed ex Comunità montana) sono recintati e delimitati, a parte che anche in questo caso la rete in più punti nasconde delle falle. In uno degli edifici sono presenti due murales: segno che l'area è visitata. Da anni e anche di recente. Nei pressi degli inerti - in base alle immagini fornite - ci sono anche discariche di materiali ferrosi, tutti pezzi arrugginiti di macchinari utilizzati nella vecchia centrale. Un altro ammasso è costituito da tubi di plastica (circondato da una rete di plastica rossa che di solito circoscrive i cantieri), poco vicino ci sono guaine in catrame e vecchie bombole rosse presumibilmente parte dell'imponente sistema antincendio anche questo dismesso. Giacciono tutti all'aria aperta e in stato di abbandono, con i segni evidenti che le sostanze contenute all'interno sono fuoriuscite, assorbite dal terreno. Così come per alcuni fusti sparsi in giro. Ce ne sono di rovesciati. Altri ancora in piedi, senza tappo, al loro interno oltre all'acqua piovana, che negli anni è entrata, sono contenuti quelli che paiono olii industriali e idrocarburi. Dentro uno degli stabili sono ammassati contenitori dei quadri elettrici, grosse batterie, macchinari vari e anche una cisterna in eternit (che però non pare in stato di degrado). Nei laboratori sono in bella vista flaconi di sostanze chimiche. Non mancano vasche di lavaggio interrate con le sommità aperte. Di fianco ad un capannone ci sono grandi sacchi sventrati che lasciano fuoriuscire a terra quella che ad occhio sembra resina a scambio ionico. Sostanze impiegate nell'ingegneria chimica in particolare per il trattamento delle acque. Non è dato sapere se siano saturate o esaurite. Rientrerebbero, nel caso, nella speciale categoria di rifiuti da preparazione delle acque.