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Niente teli né guaine sotto la cenere: il caso Valnestore chiama Fabro

Alessandro Antonini - Sara Minciaroni
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Teli, prescrizioni, contenimenti. Quali erano necessari e dove sono stati posti? La domanda che ci si pone nell'inchiesta che riguarda l'interramento di ceneri è anche questa. E guardiamo al passato. "Un livello di selenio superiore al consentito" nel 1987 indusse la Usl territoriale a prevedere "un telo di plastica sottostante alla cenere interrata spesso un millimetro e mezzo, oltre un metro di terreno argilloso a coprire". Valle dei fuochi: leggi qui tutti gli articoli La paura ceneri c'era anche trent'anni fa e rivive nelle parole dell'allora responsabile del settore igiene e ambiente dell'unità sanitaria locale Piero Giorgi, rintracciabili virgolettate, nero su bianco, in una serie di servizi dell'epoca del Corriere dell'Umbria. Il terzo prelievo effettuato su una partita delle migliaia di tonnellate di ceneri sotterrate insieme a rifiuti di altro genere in Valnestore segnala ad un certo punto un valore "abnorme" del selenio. Siamo nel bel mezzo dei lavori per la costruzione di un piazzale: uno dei tanti, pubblici e privati, edificato con gli inerti frutto della combustione di lignite e ceneri provenienti da almeno quattro diverse centrali ex Enel. Così per la prima volta nel trattamento di questi residui di lavorazione industriale classificati poi come rifiuti speciali non pericolosi dal decreto Ronchi (siamo nel 1992) vengono stabilite delle regole minime: prima di interrare servono degli esami geologici per stabilire se sotto l'area vi siano falde acquifere. Ed eventualmente prevedere il telo e un metro di argilla. Ma quel piazzale non viene bonificato. Viene invece concessa una sanatoria, stando alla ricostruzione fatta allora. Senonché in molte altre aree, autorizzate e non, non la guaina né il metro di argilla sono stati utilizzati. Lo si registra anche oggi, quando scavando per lavori pubblici dell'acquedotto tornano fuori cumuli di cenere (è risuccesso anche ieri, ndr) mentre dei teli, sul fondo, nessuna traccia. E qui la Valnestore chiama un altro caso, forse ancora più complesso e altrettanto grave: Fabro. Ora dopo processi e inchieste che non hanno fatto centro, tutto è sotto silenzio. Ma anche lì di teli, ad esempio, non v'è traccia. Un documento dello stesso Comune datato febbraio 1990 illustra le modalità di interramento. Niente teli, niente plastica.