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Trenta esposti per le morti in Valnestore

Alessandro Antonini - Sara Minciaroni
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Trenta esposti. Trenta casi di morti per per patologie tumorali o malattie ancora in essere. Trenta atti depositati alla procura della Repubblica di Perugia nell'annunciata azione legale promossa dalle famiglie della Valnestore attraverso un accreditato studio legale, con documenti in cui si chiede di appurare eventuali connessioni tra patologie di cancro che si sono sviluppate nella zona e le contaminazioni da emissioni unite all'inquinamento delle discariche di ceneri e rifiuti che hanno contaminato almeno 255 ettari (quelli sequestrati dalla magistratura in cui si rilevano i primi importanti superamenti di soglia di contaminazione) in trent'anni di gestione incontrollata dell'ambiente e del territorio. LEGGI qui tutti gli articoli sulla Valle dei fuochi In questa zona, da un primo studio preliminare del registro tumori firmato dal responsabile professor Fabrizio Stracci e commissionato dagli stessi sindaco di Piegaro e Panicale - Roberto Ferricelli e Giulio Cherubini - risulta un maggiore tasso di incidenza e mortalità delle patologie oncologiche, più alto della media regionale, nonostante le caratteristiche rurali dell'area. Il tasso di incidenza dal 2001 al 2010, per tutti i tipi di tumori, vede il comune di Piegaro, con riferimento agli uomini, a quota 1023.05, secondo solo a Città di Castello (1102.9) ma davanti a dimensioni urbane come Perugia (860), Terni (933.5) e Foligno (964.8) e alla media regionale che si attesta a 915.6. Lo stesso dato, con riferimento alle donne, pone il comune di Piegaro in cima alle città analizzate, a quota 620.4; la media umbra si attesta a 581.6, Città di Castello a 607.8, Foligno a 571.2, Perugia a 563.2 e Terni a 612. Si tratta di dati che esigono indagini epidemiologiche approfondite per stabilire eventuali collegamenti tra le patologie oncologiche e i fattori tossici o cancerogeni dell'inquinamento dell'area. Analisi che con la mozione approvata martedì in consiglio regionale, promossa dal Pd con il segretario regionale Giacomo Leonelli e dal capogruppo grillino Andrea Liberati, dovrebbero essere finanziate a breve. Intanto c'è chi continua a tentare di minimizzare e insabbiare, denigrando quando emerso dall'inchiesta giornalistica e dagli accertamenti della procura. Con casi di vera e propria schizofrenia all'interno degli stessi partiti, frutto di tentativi di speculazione e strumentalizzazione. Se nella mozione democrat e M5s di cui sopra, votata dal consiglio, viene riconosciuto come positivo - assieme al ruolo dei Comuni che per primi hanno sollevato il caso e all'intervento della magistratura con l'indagine per disastro ambientale e grave danno alla salute - il "valore del lavoro del Corriere dell'Umbria che ha reso possibile accedere un faro sulla situazione generale dell'interramento di ceneri e rifiuti avvenuto nei decenni passati tra la Valnestore e Fabro", dall'altra parte ci sono esponenti locali dello stesso Pd come Fabio Pontefice che, di contro, attaccano l'inchiesta giornalistica bollandola sui social come mero "sciacallaggio". Alcuni degli esponenti politici locali non di primo pelo dovrebbero riflettere su un passaggio chiave del decreto di sequestro della magistratura: giusto quando scorge le radici di tutti i mali nella mala gestione e nel mancato controllo del territorio (e, diciamo noi, nella cattiva politica: si pensi, stavolta sul fronte economico, ai casi Valnestore sviluppo e Trafomec, ndr) . I pm ritengono infatti che gli accertamenti effettuati da quando è esplosa l'inchiesta "Valle dei fuochi" abbiano rilevato la contaminazione delle acque di falda e accertato l'affioramento di rifiuti (solidi urbani e ceneri di varia provenienza) dimostrando "il venir meno anche di quelle prescrizioni minimali" impartite con le autorizzazioni rilasciate negli anni '80. La situazione emersa fa dunque ritenere agli inquirenti che il "reiterare nel corso degli anni di condotte riferibili allo smaltimento incontrollato di ceneri di combustione ed altre tipologie di rifiuti potrebbe aver potenzialmente prodotto una conseguente alterazione dell'equilibrio naturalistico dell'ecosistema esistente". Fari puntati "sulla gestione di tutto il territorio" che se reiterata sarebbe ancora fonte di grave pericolo per l'ambiente e i cittadini. Anche la procura fa "sciacallaggio"? C'è poi un lato più folkloristico come il post del consigliere regionale Attilio Solinas che nel difendere (e su questo ha ragione) la vocazione turistica della vallata cita il museo paleontologico. Che purtroppo però -anche questo per una gestione criticabile degli amministratori e della politica passati - è chiuso da tempo, gli fanno notare. Intanto si susseguono le prese di posizione per delineare un possibile futuro in Valnestore. Un altro consigliere regionale, stavolta di opposizione, Claudio Ricci, sottolinea l'importanza di una "carta tematica dell'area" in modo da individuare "sensibilità ambientali" e le azioni di bonifica (circoscritte alle zone più problematiche). Inoltre,"aspetto molto importante, occorre elaborare un piano di sviluppo socio economico e turistico culturale con i relativi "costi di bonifica e sviluppo" da inoltrare al Governo italiano che deve "intervenire con legislazione e risorse specifiche" come fatto in altre zone italiane che sono state ritenute opportune per finanziare progetti di bonifica. Ricci sottolinea, nella sostanza "che questo problema (su cui gli organi competenti individueranno, ci auguriamo in tempi brevi, le eventuali responsabilità) deve trasformarsi in una opportunità di sviluppo per i territori".