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Valnestore sviluppo, liquidazione rimandata

Alessandro Antonini - Sara Minciaroni
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La liquidazione della Valnestore sviluppo può attendere. La firma dal notaio fissata per la scorsa settimana è stata posticipata. Al 20 giugno. L'area della centrale di Pietrafitta (che casca a pezzi) e dei 180 ettari di terreni, in parte coltivati, dove sono state scoperte discariche di ceneri - di lignite e di carbone importate per milioni di metri cubi anche dalle centrali della Liguria - miste a rifiuti solidi urbani, è destinata a rimanere una croce per tutta la Valle. L'ultima notizia, ufficiosa, parla di 600mila euro, somma legata a una sorta di prestito-finanziamento fatto anni addietro alla Trafomec (oggi in fallimento) di cui però non ci sarebbe più traccia contabile. Soldi di fatto volatilizzati. Non vi è traccia delle documentazioni in mano all'amministratore unico Ferruccio Bufaloni. Ma ci sono "testimoni", addetti ai lavori, che ricordano. Del resto il rischio buco è milionario. Pari a 2,5 milioni circa. Per questo Bufaloni, uomo di fiducia della presidente Catiuscia Marini, ha deciso di nominare il commissario liquidatore. Senza indugi. Anche perché nicchiare ancora diventerebbe pericoloso. La società costituita da enti pubblici (Comuni di Panicale e Piegaro, Comunità Montana e Provincia di Perugia) oltre ai noti problemi economici è toccata inevitabilmente dall'inchiesta della procura della Repubblica - il fascicolo è di Paolo Abbritti - sul potenziale danno ambientale e della salute. Quei terreni andavano bonificati. Da chi? L'analisi delle carte è lunga e complessa. Da una parte l'atto di cessione da Enel a Valnestore in cui gli acquirenti (a costo zero) si prendono anche gli obblighi di bonifica, dall'altra le prescrizioni in capo a Enel nel passaggio da vecchia a nuova centrale. Quello che è invece certificato è il complicato intreccio societario che ha portato a una parte del passivo. Vennero comperati macchinari dati poi in dotazione a Trafomec Italia, che poi ha concesso in comodato a un'altra società del gruppo, TrafoEurope - per i quali Valnestore sviluppo non ha mai riscosso il canone. Era il periodo della crisi della società. Finché Trafomec Italia è fallita: a quel punto Valnestore ha provato ad inserirsi nel fallimento per 900mila euro, ma per il curatore sarebbero di impervia se non impossibile restituzione allo stato attuale. E' stato nominato un perito con il fine di riprendersi i macchinari per metterli all'asta. Ci sarebbero anche dei compratori locali. Altro bubbone il museo paleontologico: è stato chiuso e all'oggi non ci sono i soldi per aprirlo. Valnestore sviluppo ha deciso di riconsegnarlo alla soprintendenza, ma ci sarebbe sempre in ballo l'ipotesi che venga gestito dal Comune di Piegaro. Altro capitolo Consorzio energia green: un impianto fotovoltaico inserito dentro i terreni della Valnestore: venne preso in leasing, con l'obbligo di pagare 250mila euro annui per 20 anni sul fronte della manutenzione. Di fatto i profitti dell'energia commercializzata e i contributi del Gse (Gestore dei servizi energetici) venivano assorbiti dall'esosa manutenzione. Bufaloni ha impugnato il contratto, e nel frattempo è fallita la ditta manutentrice. Così, si ragiona sugli obblighi contrattuali, è stata contattata un'altra società di manutenzione alla metà dei costi di cui sopra: all'oggi l'ipotesi di guadagno si aggira intorno ai 150mila euro l'anno. Intanto venerdì a Piegaro si è tenuta l'ennesima riunione del comitato "Soltanto la salute" stavolta a Piegaro. È stato ribadito l'obiettivo di ricercare in tutti i modi la verità, anche con contro analisi mirate rispetto a quelle in corso da parte di Arpa e Usl. L'avvocato del comitato, Volpi, sta preparando anche delle memorie "difensive" da presentare nel prosieguo dell'iter giudiziario. Prossimo appuntamento il 7 giugno a Fontignano. Invitata anche l'amministrazione comunale di Perugia.