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Ceneri interrate anche sotto la grande draga

Alessandro Antonini - Sara Minciaroni
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Le segnalazioni sulle ceneri continuano ad arrivare. Cittadini ci inviano email per aggiungere particolari alla "mappa" che traccia il modo in cui un territorio è stato segnato dagli interramenti dei materiali classificati come "rifiuti speciali". L'ultima, di poche ore fa, racconta di come le ceneri siano finite anche sulla collina dove svettano le enormi macchine, ormai reperti da archeologia industriale, con cui veniva estratta la lignite. Nulla di nuovo in realtà, ma c'è un particolare. Sapevamo già infatti che quella altura nascondesse le ceneri ma non che al momento degli interramenti quelle draghe vennero anche fatte spostare, colossi ormai immobili da anni vennero rimessi in azione ad un solo scopo: poter mettere la cenere anche sotto la superficie occupata da quei mastodontici cingoli e, ci viene detto "se non ci credete andate a scavare, dopo 30 centimetri si trova la cenere". Lo avevamo già fatto e la conferma è nelle immagini che abbiamo pubblicato. La vicenda della Valnestore ha dimensioni difficili da stimare. L'inchiesta sollevata dal Corriere dell'Umbria sempre di più assume la forma del racconto di un territorio che in un trentennio di escavazioni e sotterramenti ha visto cambiare la propria “morfologia”. Ed abbraccia aspetti sociali, economici e politici, fino a quelli ambientali e sanitari. Se l'estrazione della lignite, la vita dell'ex centrale, il traffico e l'interramento di ceneri e rifiuti, sono stati per tutto questo tempo al centro dell'economia della Valle questo è stato anche in esito a precise scelte. In tempi in cui, se anche un bambino avrebbe potuto notare la presenza delle polveri che al mattino imbrattavano piazzali e panni stesi, quelle stesse evidentemente non erano considerate un pericolo per la salute.