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Valle dei fuochi, vagonate di analisi sul tavolo del pm

Alessandro Antonini - Sara Minciaroni
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“Vagonate” di analisi e riscontri sul tavolo del magistrato. E la procura che per districarsi in un'indagine complessa e delicata, si affida ad almeno sei differenti forze dell'ordine e enti di controllo (Arpa, Usl, Noe, forestale, carabinieri, municipale) per la verifica dei fatti. Ma il segreto istruttorio, calato su tutti gli aspetti dell'inchiesta che riguarda l'interramento e il traffico di ceneri nella Valnestore e la gestione dei rifiuti solidi urbani che con la cenere vennero tombati, unita al timore che le ricadute ambientali possano aver causato una maggiore incidenza di gravi patologie nel territorio, non consente la pubblicità dell'esito degli esami che l'Arpa ha eseguito in questo ultimo mese sul territorio. A differenza di quanto avvenne nel caso di Fabro, in cui le risultanze dei prelievi vennero rese note sul sito dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale, in questo caso dal laboratorio ogni carta finisce direttamente sul tavolo del magistrato Paolo Abbritti e qualcuno li definisce appunto una "vagonata" di documenti. L'unica attività che al momento ha "violato il silenzio" riguarda la trasmissione al Comune di Panicale di dati relativi alla presenza di arsenico in valori doppi rispetto al consentito, originando l'ordinanza che ha chiuso un pozzo a Tavernelle (nei pressi degli impianti sportivi, sito indicato come destinazione di ceneri provenienti sia dalla ex centrale di Pietrafitta che dalla centrale Enel di La Spezia). Lo stesso magistrato avrebbe anche già assegnato deleghe specifiche ai citati corpi inquirenti. Proprio al corpo forestale sarebbe stato assegnato il compito di tracciare i carteggi relativi alle autorizzazioni e agli stoccaggi di cenere e rifiuti nei vari Comuni. Compito che starebbe risultando assai arduo. In particolare i faldoni da ricercare sarebbero quelli relativi al periodo compreso tra il 1980 e il 1985, anche se va ricordato che, per quanto riguarda le discariche, all'epoca la normativa non era così stringente come quella attuale e che le autorizzazioni venivano rilasciate direttamente dalla Regione. Proprio la carenza normativa in materia avrebbe reso possibile una gestione delle ceneri (ad oggi classificate come rifiuto speciale non pericoloso) in un modo che ad oggi sarebbe impensabile. Quello che è emerso nel corso di questa lunga inchiesta del Corriere dell'Umbria, è proprio la difficile tracciabilità di tutti i siti in cui vennero usate, in quanto, ci è stato letteralmente detto "sono andate ovunque, chiunque avesse un piazzale da realizzare, un piano da stabilizzare chiedeva le ceneri e gli venivano portate gratis, si fa prima a dire dove non sono che dove sono". Quattro milioni di metri cubi: è il dato ufficiale della quantità di ceneri stoccate in Valle, ma potrebbero anche essere di più, giacché non vennero usate solo come rilevato ma anche come sostanza da mischiare nei campi alla terra "troppo argillosa" e difficile da lavorare per renderla "più gentile". Questo restituisce il quadro di un fenomeno veramente difficile da circoscrivere. Ciò potrebbe dilatare i tempi di un'indagine che si profila molto articolata, ma è proprio rispetto alle urgenze di trasparenza e comunicazione ai cittadini (il comitato che si è costituito e che conta già un centinaio di iscritti, preme con forza per avere risposte anche in virtù della ricaduta che tutta la vicenda può avere sulle legittime preoccupazioni dei cittadini ma anche sulle attività del territorio) che le autorità locali potrebbero presto chiedere un incontro con il magistrato domandando, nel rispetto di tutte le esigenze inquirenti, tempi e modi, nonché sostanza, delle informazioni che possono essere rese note alla popolazione. E proprio il comitato che nel frattempo ha nominato come presidente temporaneo Ivano Vitali, si presenterà alle amministrazioni comunicando la propria costituzione ed i referenti con cui interloquire.