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Perugia, San Costanzo, miracolo in Croazia

Claudio Sanpaolo
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Anche quest’anno don Tuna Jozič, parroco di Jezera, piccolo paese di pescatori dell’arcipelago di Murter (Croazia), 189 isole punteggiate di verde e blu, salirà sulla sua auto, risalirà la Dalmazia e la Capodistria, entrerà in Italia da Trieste e sarà a Perugia il 29 gennaio, puntuale per la festa di San Costanzo.

 

 

Un appuntamento iniziato nel 2011 quando don Tuna e i suoi parrocchiani scoprirono, casualmente, che il “loro” San Costanzo (San Konstancije) era italiano, Patrono di Perugia, dove esisteva una Basilica che porta il suo nome, l’urna con i resti del corpo e il sarcofago in marmo nel quale fu deposto il corpo (decapitato) nel 175 DC.

Allora, sull’onda di una forte emozione e di una legittima curiosità, da Jezera partì un autobus di fedeli, emozionati, ma soprattutto curiosi di conoscere la città del loro Santo, di vedere e toccare con mano.

La curiosità, naturalmente, fu anche da parte perugina, così venne a galla quella che potrebbe sembrare una leggenda, ma che i cittadini di Jezera considerano invece un vero e proprio miracolo di San Konstancije, compiuto ben 16 secoli dopo la sua morte su un isolotto sperduto della Croazia.

 

 

Andò così: nel 1780 la popolazione di Jezera fu aggredita da una epidemia di malaria che mieteva vittime a decine, con pochissime possibilità di trovare adeguate cure. Finché una signora italiana non propose al prete di allora di raccogliere tutto il paese, malati compresi, in preghiera attorno a una reliquia di San Costanzo, che custodiva gelosamente da anni, da quando cioè era passata in Umbria. Di cosa si trattasse non si sa esattamente, ma secondo alcuni documenti rinvenuti nell’isola dalmata sarebbe stato un brandello del vestito del vescovo perugino, fatto decapitare il 29 gennaio 175 nei presi di Foligno dai soldati dell’imperatore Marco Aurelio.

Di fatto, la comunità di Jezera pregò per giorni, promettendo che in caso di guarigione avrebbe costruito in cima all’isola una chiesa in pietra dedicata a San Costanzo. La malaria fu debellata e nel giro di pochi giorni, portando le pietre a mano, una per una, lungo i ripidi sentieri che salgono sul colle di Kružak, fu edificata  la chiesina che ancora oggi, ogni 4 maggio, viene raggiunta in processione dai 900 abitanti di Jezera.

E nel 2012 arrivarono da Perugia anche i parrocchiani di San Costanzo, che portarono in dono una statua del Patrono a grandezza naturale, realizzata in gesso dall’artista Giorgio Pucciarini, recentemente scomparso, ispirata all’immagine riprodotta nel polittico di Ludovico Caselli posto all’interno dell’abside.

E quell’anno, oltre alla consueta giornata di festa, con i negozi chiusi e le barche dei pescatori all’ancora nel porto, con i balli in piazza e le bancarelle con i dolci fatti in casa, ci fu un motivo in più da segnare sul calendario: la processione di croati in abiti tradizionali e di perugini commossi, tutti insieme dietro la statua di San Costanzo trasportata dalla città fino in cima alla chiesetta sulla collina.