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Umbria, Caponi: "I mali della sanità non iniziano con la destra"

Leonardo Caponi
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Voglio affermare un punto di vista diverso da quello corrente, col quale guardare ai problemi della sanità, o salute, come si dice oggi, ai quali il Corriere dedica, giustamente, un notevole spazio. Parto dal presupposto che ai beni comuni, come è appunto la prevenzione e la cura delle malattie, non si può applicare una logica di mercato. Il sistema sanitario umbro, come quello italiano, versa in una situazione di emergenza i cui segnali, dalle mostruose liste di attesa, alla mancanza dei medici, alla chiusura di ospedali in assenza di adeguate strutture di medicina territoriale, al declino delle cure, hanno scosso la fiducia dei malati nella sanità pubblica, incentivando quella privata che ha costi elevati e standard di specializzazione inferiori. 
Ho sempre sostenuto e sostengo che i mali della sanità umbra non sono cominciati con la destra, ma datano dalle ultime giunte di centro sinistra e, più in generale, trovano la loro causa nella politica di draconiani tagli alla sanità (e alla spesa sociale) che, indifferentemente, centro destra e centro sinistra al governo del Paese hanno praticato da alcuni decenni a questa parte.

Dopo la drammatica esperienza del Covid, che ha messo a nudo fragilità anche estreme, limiti e deficienze del sistema sanitario, quest’ultimo avrebbe avuto bisogno di un programma di ingenti investimenti per la ricostruzione, l’estensione, il potenziamento dei servizi e delle strutture. E invece solo piccola parte del Pnrr (Piano nazionale ripresa e resilienza) è destinato alla sanità il cui problema principale continua ad essere identificato e praticato come quello dei risparmi. Intendiamoci; un conto è chiedere che i soldi vengano spesi bene e senza sprechi; ma tutt’altro è negare risorse fondamentali e necessarie per il bene più prezioso che abbiamo che, appunto, è la salute. Ancora in queste settimane, quando vedo che l’accusa principale che il Pd muove alla gestione sanitaria della destra in Umbria è quello del “buco” di bilancio, rimango esterrefatto. Io non so se il buco c’è o meno.

E’ probabile di si. Mi domanderei però se questi extra di bilancio sono stati spesi bene o male e, in ogni caso, io credo che l’accusa principale del centro sinistra alla destra debba essere quella di praticare una politica manageriale di taglio dei servizi, chiusura e ridimensionamento di ospedali, come accade, per dirne una, a Spoleto. Lì c’è un’interessante esperienza di movimento che non chiede il pareggio di bilancio ma l’aumento qualificato della spesa sanitaria e il mantenimento dell’Ospedale. E’ la strada che, a mio giudizio, bisogna seguire.