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Orvieto, operaio morto per malore sul lavoro. Tanta gente ai funerali

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A Orvieto duomo gremito, nel pomeriggio di domenica 8 gennaio, per l'ultimo saluto al 29enne Andrea Giudicessa, stroncato da un malore il 2 gennaio scorso. “Il Signore apra ad Andrea le porte del Paradiso e a noi che restiamo quaggiù doni di consolarci a vicenda con le parole della fede, fino al giorno in cui saremo tutti riuniti in Cristo”. Lo ha detto don Marco Pagnotta, parroco del duomo di Orvieto, durante le esequie. In tanti hanno voluto unirsi al dolore della madre, del fratello maggiore, della compagna e dei familiari del giovane, impiegato come operaio in un'azienda che opera nel settore elettrico nella zona industriale di Fontanelle di Bardano. Tra loro i colleghi, visibilmente scossi per la prematura perdita del giovane.

Proprio loro, una settimana fa, vedendolo in difficoltà, gli avevano prestato i primi soccorsi, praticando un massaggio cardiaco, in attesa dell'arrivo del personale medico sanitario del 118 e degli operatori dell'elisoccorso. Tanti anche gli ex compagni di scuola e gli amici che hanno voluto condividere questo momento di profonda tristezza, stringendosi intorno al feretro coperto di fiori gialli e rossi, come i colori della Roma, la squadra di calcio di cui Andrea era tifoso. Per volere dei familiari, le offerte raccolte saranno devolute alla Fondazione italiana per il cuore.

Lontano da ogni strumentalizzazione, intanto, quanto accaduto non lascia indifferente la politica. Alle parole già espresse dal consigliere regionale Fabio Paparelli (Pd) secondo cui è “sempre più evidente la necessità di una struttura di emodinamica all'ospedale di Orvieto, necessaria per le coronarografie e per prevenire gli infarti”, si aggiungono quelle del consigliere regionale Thomas De Luca (M5s). “L’ennesimo dramma, che ha colpito una vita troppo giovane - dichiara - conferma la grave situazione dei presidi territoriali nella totale assenza di programmazione sanitaria, con tagli lineari, chiusure e fantomatiche razionalizzazioni che stanno devastando l'Umbria meridionale. Ad Orvieto - aggiunge - questa situazione si sta facendo drammatica. Era il 2020 quando, attraverso un nostro accesso agli atti, abbiamo potuto accertare che il 51 per cento degli interventi in emergenza-urgenza del 118 nel comprensorio orvietano avveniva con un tempo superiore ai 20 minuti. Stiamo parlando non di servizi opzionali, ma di sopravvivenza, di poter trattare d'urgenza patologie importanti come l'infarto miocardico acuto e l'ictus cerebrale”.