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Umbria, il report Camera di commercio: "Nel 2023 investimenti con il freno tirato"

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"L’economia umbra cresce ma in modo asimmetrico: più fatturato e più addetti ma su valore aggiunto e redditività aziendale c’è ancora molto da fare. Significa che ci sarà meno spazio per gli investimenti futuri”. E’ la sintesi dell’analisi della Camera di commercio che ieri mattina ha organizzato l’incontro “L’economia umbra e i bilanci delle imprese” in collaborazione con la filiale di Perugia della Banca d’Italia e con la partecipazione dell’Istituto Tagliacarne. I lavori sono stati aperti dall’introduzione di Federico Sisti, segretario generale della Camera di commercio, che ha anche tenuto un fil rouge tra i vari interventi e relazioni. Quindi ha parlato la direttrice di Banca d’Italia filiale di Perugia, Miriam Sartini, che ha tracciato un quadro del monitoraggio che Bankitalia svolge sull’economia regionale.

 

 

 

 

 

Ha fatto seguito l’intervento dell’assessore regionale Michele Fioroni mentre Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro studi Tagliacarne, ha illustrato l’indagine dell’istituto di ricerca e subito dopo il professor Luca Ferrucci, ordinario nel Dipartimento di economia - Università degli Studi di Perugia, ha presentato l’indagine della Camera di commercio dell’Umbria sui bilanci delle imprese. Per il report - cui hanno collaborato Giuseppe Castellini e Andrea Massarelli - sono stati presi in considerazione cinque indicatori: fatturato, valore aggiunto, investimenti, addetti e redditività. Oggetto dell’analisi sono stati gli 11.400 bilanci dell’anno 2021 depositati al 30 ottobre 2022. Le analisi hanno riguardato l’economia generale umbra e i settori manifatturiero, commercio e costruzioni. I risultati sono stati confrontati con quelli di Marche, Abruzzo e Toscana. “Dai dati dell’indagine- evidenzia il professor Ferrucci - emerge che delle cinque leve per spingere la crescita l’Umbria ne utilizza soprattutto due, puntando su crescita del fatturato e aumento degli addetti. Meno attenzione viene posta, ad esempio, su crescita del valore aggiunto e del Roe, la redditività aziendale. In altre parole, tanto sforzo ma risultati inferiori a quelli che tale sforzo meriterebbe. E valore aggiunto e Roe con un andamento inferiore a quello delle altre regioni di confronto determinano imprese più fragili e posti di lavoro poco remunerati e anch’essi fragili. Il grande tema sta qui ed è qui che deve concentrarsi l’attenzione per rilanciare la competitività del sistema economico umbro”.

 

 

 

 

 

 

 

Il settore che reagisce meglio in assoluto è quello del commercio (parlando di medie e grandi imprese). Paolo Guaitini del Nucleo per la ricerca economica della Banca d’Italia di Perugia ha illustrato il report di Bankitalia sul credito in Umbria evidenziando come siano soprattutto le piccole aziende ad avere difficoltà di accesso al credito. A tirare le conclusioni il presidente della Camera di commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni. “I dati ci dicono in modo chiaro che dobbiamo aumentare il valore aggiunto e la redditività delle imprese per una crescita futura economicamente sostenibile - ha detto - Per questo è necessario, ora più che mai, che tutte le forze facciano sistema, per utilizzare in modo efficace ed efficiente le risorse per aggredire i nodi che determinano alcune fragilità dell’economia regionale”.