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Terni, sospesa psicologa no vax. Il giudice del lavoro dà ragione all'Usl

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Antonio Mosca
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A Terni il giudice del lavoro del Tribunale, Manuela Olivieri, ha respinto il ricorso di una psicologa dell’Usl che aveva impugnato il provvedimento con cui l’Azienda sanitaria locale, assistita dall’avvocato Siro Centofanti, l’aveva sospesa dal lavoro perché non si era vaccinata contro il Covid. Nello stesso tempo ha compensato integralmente le spese di lite tra le parti. La ricorrente, assistita dall’avvocato Carlo Grilli, aveva lamentato una disparità di trattamento tra i dipendenti, rilevando che, in ragione delle modalità con cui esplica il suo lavoro, sarebbe stato comunque rispettato il distanziamento con i pazienti. E per queste e altre ragioni aveva chiesto la restituzione degli stipendi dal 29 settembre al 31 dicembre dello scorso anno e la reintegrazione nel posto di lavoro. La professionista lavora, con un incarico a tempo indeterminato in convenzione, come psicologa e psicoterapeuta nel carcere di vocabolo Sabbione ed è iscritta dal 1993 all’Ordine professionale.

Dopo i solleciti dell’Usl la psicologa aveva chiesto di poter proseguire la sua attività professionale senza implicazioni che potessero far emergere rischi di contagio con i suoi assistiti. L’Usl si era però costituita in giudizio confermando la legittimità del suo operato e chiedendo il rigetto del ricorso. Successivamente la psicologa aveva contratto il Covid e, in base alle disposizioni di legge vigenti, aveva informato il suo Ordine professionale ottenendo dall’Usl la cessazione della sospensione a suo tempo adottata. La ricorrente è tornata al lavoro dall’11 aprile scorso, ma il procedimento è andato avanti comunque. Nella sentenza il giudice del lavoro si è richiamato alla legge che, “in considerazione della situazione di emergenza epidemiologica da Sars-Cov-2” e “al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza”, obbliga “gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie a sottoporsi a vaccinazione gratuita”.

Secondo il giudice del lavoro “a fronte del principio di solidarietà collettiva, che grava sulla generalità dei consociati, compresi i lavoratori, deve ritenersi legittima la scelta datoriale che, nel contemperare i suddetti principi, disponga la temporanea sospensione dal lavoro e dalla retribuzione del dipendente, in luogo dell’interruzione del rapporto di lavoro, onde preservare l’incolumità degli utenti della struttura sanitaria e del personale dipendente”.