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Umbria, appalti truccati. La dirigente indagata: "La guardia medica non ha niente gli operatori sono senza divise”

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“Adesso Dio caro gimo anche sui giornali perché la guardia medica non c’ha manco la roba. E’ senza niente. Anche il 118. Hai da pregà Dio che trovano un lenzuolo”. E’ il 21 dicembre 2020, la dottoressa Patrizia Valentinucci della Usl Umbria 1, direttore esecutivo dell’appalto per il lavanolo - indagata dalla Procura di Perugia per corruzione, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e turbativa d’asta - si lamenta col fidanzato della figlia che, secondo l’accusa, sarebbe stato assunto dalla Servizi Ospedalieri. La ditta che, sempre per i pm titolari dell’inchiesta sugli appalti truccati in ospedale e alla Usl 1, in cambio dei favori di Valentinucci avrebbe assunto proprio il genero, nonché il figlio di un’amica. Tra i favori che la Procura guidata dal Procuratore Raffaele Cantone, individua ci sono le mancate segnalazioni per le inadempienze contrattuali del maxi appalto per il servizio di pulizia biancheria e divise sanitarie e fornitura di macchinari. E che le cose non andassero bene, Valentinucci, stando a quando riportato nell’informativa finale della Guardia di finanza depositata nel fascicolo a disposizione delle difese, sembra saperlo. “Quelli del Centro salute me stanno a uscì a fa i tamponi e non c’hanno le divise” diceva a Ennio Ruggero, responsabile logistico della Servizi Ospedalieri il primo agosto 2020. E ancora, “al Grocco stasera non c’hanno la biancheria per rifà i letti”. Glielo ripete anche a distanza di 48 ore, l’11 e il 13 agosto 2020. In quella stessa giornata richiama Ruggeri per dire: “Ma dai, io mica possa dà il ttr ai visitatori, scherzerete, ce mandano in galera eh”. 

 


Sono solo alcune delle lamentele contenute nelle 184 pagine di informativa dell’operazione denominata Pandora. Il 18 agosto Valentinucci lamenta che a Tavernelle e Gubbio “non c’hanno manco più le divise”. Il giorno dopo chiama un’altra dirigente della società e “la prega di intervenire” annotano i finanzieri, perché “è una tragedia”. “Valentinucci - scrivono gli inquirenti - spiega che hanno tutti i Centri salute senza materiali”. Ma il 5 ottobre chiama il solito Ruggeri –indagato in concorso con lei e Silvano Mei - per dire che “non è arrivato nemmeno lo sterile per il blocco operatorio”.

 

 

A chiedere contestazioni puntuali con delle Pec per le mancanze era stato un dirigente Asl che a Valentinucci disse in maniera critica: “A noi altri c’è mancata qualche Pec” e “riferendosi al fatto che lei si recava di persona nei vari presidi durante il subentro - spiegano i finanzieri - le dice, ‘tu non ci dovevi sta dentro i servizi perché dopo ti manca st’altro pezzo’ ovvero – annotano ancora gli investigatori - le contestazioni formali a mezzo pec”. Il 29 settembre 2020 quello stesso dirigente “manifesta le sue preoccupazioni dicendo ‘La guardia di finanza ha chiesto gli atti eh”. Venti giorni dopo veniva inviata alla società una pec con la relazione di Valentinucci in merito alle verifiche sullo stato di avanzamento delle forniture della Servizi Associati. Forniture (mancanti) per cui anche Sogesi, che aveva gestito in precedenza l’appalto aveva fatto delle segnalazioni. Dopo l’avviso di conclusione indagini i 20 indagati possono chiedere di essere interrogati