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Perugia, morto dopo la broncoscopia, legali: "Servono altri esami"

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“Bisognerà aspettare ancora due-tre mesi, il deposito della perizia, per capire esattamente le cause della morte di Mariano Cecchetti, il settantatreenne di Perugia deceduto il 18 novembre 2022 all’ospedale Santa Maria della Misericordia dopo un esame di routine programmato in day hospital”: è quanto fa sapere Studio3A, il gruppo di legali che rappresenta i familiari della vittima. L’autopsia “non ha infatti rivelato evidenze chiare e saranno quindi necessari ulteriori esami per stabilire cosa sia stato fatale al paziente”. Bisogna attendere gli esami istologici e tossicologici che saranno effettuati sui campioni prelevati, e con ogni probabilità la Ctu chiederà di essere affiancata da un esperto in anestesiologia. “Cecchetti -tengono a sottolineare i suoi congiunti - stava bene ed era molto attivo e poco dopo la broncoscopia ha subito cominciato a manifestare un malessere generale: la moglie ha fatto presente i problemi al personale sanitario, che tuttavia al momento non ha dato più di tanto peso alla circostanza, collegandola alla broncoscopia appena conclusa e assicurando che i parametri vitali erano nella norma.Alle 16, dopo l’ennesimo controllo della pressione, che in verità dava livelli molto bassi, 50 di minima e 76 di massima, il settantatreenne è stato riportato al piano -2, in Radiologia, per una lastra di controllo.

 

 

 

 

Sua moglie lo ha atteso in stanza ma poco dopo ha sentito un’infermiera gridare che era successo qualcosa di grave al paziente appena portato in Radiologia, che sarebbe andato in arresto cardiaco. Comprendendo subito che si trattava del marito, la consorte è corsa a chiedere informazioni, è stata accompagnata in Radiologia e ha fatto a tempo a vedere il signor Mariano, all’interno di uno degli ambulatori, disteso esanime con un medico intento a tentare di rianimarlo, prima di essere allontanata. Nonostante le procedure rianimatorie siano scattate immediatamente, tuttavia, non c’è stato nulla da fare e poco dopo alla moglie è stata data la tragica notizia”. I congiunti della vittima, che oltre alla moglie ha lasciato due figlie e una nipotina, non riuscivano e non riescono tuttora a capacitarsi dell’accaduto, anche perché l’uomo “era in condizioni fisiche buone, conduceva una vita normale, pur essendo in pensione era costantemente in attività, si occupava del giardino, dell’orto e della potatura della piante, e a gennaio con la moglie sarebbe dovuto partire per Zanzibar per trascorrere qualche mese con una delle due figlie, che vive da tempo nel Paese africano: avevano già acquistato i biglietti aerei e non era il primo viaggio che facevano nell’isola”, fa sapere ancora Studio3A, che segue la vicenda attraverso il consulente legale Matteo Cesarini con la collaborazione dell’avvocato Cristian Rosa. 
All’autopsia, disposta dal pm Gianpaolo Mocetti nell’ambito del fascicolo per omicidio colposo a carico di quattro medici, ha partecipato anche Pierfrancesco Monaco quale consulente tecnico di parte per i familiari della vittima messo a disposizione da Studio3A.