Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Umbria, appalti truccati in sanità. L'accusa: "Pressioni sui commissari per l'esito dei bandi"

Esplora:
Tifoso con Daspo assolto

Francesca Marruco
  • a
  • a
  • a

Nell’inchiesta madre sugli appalti truccati in sanità, quella da cui prese il via il maxi filone di concorsopoli tra gli indagati, in due capi di imputazione, figura anche l’ex direttore generale del Santa Maria della Misericordia, a processo anche nella tranche concorsi, Emilio Duca. In particolare, l’ex numero uno dell’azienda ospedaliera di Perugia, è accusato in entrambi i casi di concorso in turbativa d’asta. In tutte e due le ipotesi di reato, che i pm titolari del fascicolo, Mario Formisano e Paolo Abbritti, muovono a Duca, scrivono che l’ex dg sarebbe “intervenuto direttamente sui commissari di gara”. In un caso l’ex dg è accusato in concorso con l’ex direttore sanitario, Diamante Pacchiarini (coinvolto anche nel filone concorsi) e l’imprenditore Fabio Madonnini (unico prosciolto in concorsopoli).

 

 

I tre, secondo la Procura, avrebbero “turbato mediante collusioni e mezzi fraudolenti la procedura negoziata per la fornitura di un sistema di un monitoraggio multiparametrico continuo, indossabile dal paziente da destinare ad alcune strutture complesse aziendali dell’Azienda”. Secondo la Procura di Perugia infatti i tre avrebbero “visionato prima dell’avvio della procedura il sistema di monitoraggio prodotto dalla società Winmedical (di cui titolare era Fabio Madonnini)” ma anche perché “sollecitavano dapprima l’acquisto urgente a trattativa privata dei dispositivi” e “successivamente, essendo emerso che sul mercato vi erano sistemi di monitoraggio commercializzati da altre aziende predisponevano un bando di gara” e poi Emilio Duca “interveniva direttamente sui commissari di gara affinché favorissero la Winmedical” che comunque non si aggiudicò la gara. Il dg “giustificava la mancata aggiudicazione evidenziando come vi fosse stato un intervento sulla predisposizione del bando a cui non aveva potuto porre rimedio. Egli poi - è ancora il capo di imputazione - tranquillizzava Madonnini che aveva sollecitato gli interventi nella procedura pubblica in favore dell’azienda da lui segnalata, promettendogli l’acquisto sotto soglia di dispositivi sanitari”. 

 


Insieme ai tre sono indagati Rosa Maria Franconi, Paola Panzarola, Calduio Zucchetti, Reno Vitali, Emilio Duca, Serenza Zenzeri, Roberto Bacchetta, Carlo Nicastro, Patrizia Valentinucci, Lucio Scarponi, Silvano Mei, Cristian Calvi, Massimiliano Aniello De Marco, Fabio Luppino, Diamante Pacchiarini, Fabio Madonnini, Tullio Coccoli, Susanna Sodo e Michele Duranti. I venti indagati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Francesco Falcinelli, Luciano Ghirga, Giancarlo Viti, Luca Gentili, Claudio Lombardi, Cristian Brutti, Leonardo Gabrielli, Marco Nicastro, Simone Manna e Daniela Bacchetta.