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Terni, Piedimonte quartiere dimenticato. Allarme per strade e furti

Maria Luce Schillaci
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Dalla montagna di Cesi passando per la Croce fino alla Valserra. In mezzo Piedimonte. Questo il sistema montano dell’area ternana, una vasta zona ricca di paesaggi tutelati dalla Soprintendenza, di abitazioni, ville e strutture ricettive.  A Piedimonte (nella foto di Stefano Principi) sorgono decine di case e anche residenze storiche di antiche famiglie nobiliari della città risalenti al Settecento e all’Ottocento, come la villa della famiglia Riccardi Bianchini, oggi un resort di lusso. I residenti di Piedimonte oggi rappresentano una vasta fetta della città. La zona è a pochi passi da Borgo Rivo e Gabelletta. Ma i residenti da tempo lanciano il grido di allarme: questa parte di città è trascurata, buia, le strade sembrano mulattiere, c’è timore per i cinghiali e anche per i furti. Chiedono maggiore valorizzazione e più controlli. E si scopre che da anni esiste un piano di riqualificazione, un vero e proprio studio del territorio, un metaprogetto fatto da esperti e tecnici comunali e della Soprintendenza, con tanto di sopralluoghi e incontri con i residenti. Uno studio iniziato sotto la giunta Di Girolamo e concluso con l’elezione di Latini per poi finire nel cassetto.

L’idea di una variante diffusa al Prg scaturì infatti durante la prima consiliatura Di Girolamo. L’esigenza, secondo lo studio, era quella di operare un aggiornamento dello strumento urbanistico vigente. Numerose erano le istanze dei cittadini a cui bisognava dare risposte. L’amministrazione comunale immaginò un apposito capitolo dedicato alla fascia pedemontana che si affaccia su Terni, il cosiddetto piano dei punti di paesaggio. Iniziò così un lavoro che ebbe una spinta durante la seconda consiliatura Di Girolamo con la prima commissione guidata all’epoca da Faliero Chiappini che esaminò ogni singolo caso con tanto di sopralluogo. La variante diffusa con all’interno i punti di paesaggio fu adottata prima del termine del mandato di Di Girolamo e approvata definitivamente all’inizio della consiliatura Latini. L’idea del piano era quella di raccogliere le istanze dei privati e attraverso un’iniziativa pubblico-privata portare avanti progetti di valorizzazione del territorio in termini turistici, di vivibilità e fruibilità. 

Mettere in luce i punti di interesse, le produzioni tipiche, il fitto tessuto di sentieri riconosciuti dalla Regione dell’Umbria e mappati dal Cai, far conoscere il percorso francigeno che passa proprio per la pedemontana accanto a molti manufatti antichi e bellissime ville storiche. Nella redazione del piano si fissavano molti elementi fondamentali che andavano dal consolidamento degli abitati esistenti alla valorizzazione delle peculiarità del territorio con la messa in sicurezza della zona. Uno studio di cui però, a quanto pare, i frutti non si sono mai visti.