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Umbria, appalti truccati in sanità: figli assunti in cambio di gare aggiustate

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Francesca Marruco
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Figli, genero, e pure figlio di amici assunti e in un caso anche promossi dalle cooperative in cambio - secondo l'ipotesi accusatoria - di gare d’appalto aggiustate ad hoc, omesse segnalazioni di “gravi inadempienze contrattuali”. O anche appalti prorogati “a discapito delle imprese concorrenti” in cambio, anche in questo caso dell’assunzione del figlio. Ma pure gare manomesse con l’apertura delle offerte per favorire una determinata società o punteggia dati volutamente al ribasso per farne fuori altre. Sono solo alcuni degli episodi -in parte già noti perché emersi in precedenti notizie di garanzia - contenuti nell’avviso di conclusione delle indagini relative al filone degli appalti di Usl 1 e ospedale di Perugia da cui prese origine l’indagine concorsopoli. L’inchiesta madre sulla gestione delle gare che, dopo la tranche dei concorsi - per cui si sta celebrando il processo di primo grado - aveva conosciuto un nuovo impulso lo scorso anno con perquisizioni all’ospedale e in alcuni uffici della Usl. I pm titolari del fascicolo, Mario Formisano e Paolo Abbritti, avevano spedito nuovamente i finanzieri del comando provinciale di Perugia, a prendere computer e documenti. 

 


In quel frangente gli indagati erano arrivati a 10. Nulla a che vedere con i 20 definitivi a cui nelle ultime ore la Procura di Perugia alla guida del Procuratore Raffaele Cantone ha fatto recapitare l’avviso di conclusione delle indagini, scaturiti pure dall’analisi di quei dispositivi sequestrati. Anche quanto ai nomi, come agli episodi, ce ne sono di già noti e di nuovi. E ci sono pure alcuni che non risultano aver ricevuto l’atto, per cui si desume un’uscita dall’inchiesta stessa. E’ il caso ad esempio dell’ex direttore amministrativo del Santa Maria della Misericordia, Maurizio Valorosi - assistito dall'avvocato Francesco Crisi - inizialmente coinvolto nelle indagini che ora non compare tra gli indagati. Restano invece iscritti l’ex direttore generale dell’ospedale, Emilio Duca, e i dirigenti del Santa Maria della Misericordia, Carlo Nicastro, Serena Zenzeri (la cui posizione in Concorsopoli è stata archiviata) e Roberto Bacchetta. Ma anche quel Reno Vitali, già dipendente della Servizi Associati da cui si dimise al termine di un’indagine interna che finì tra i primissimi nel registro degli indagati nell’aprile 2018. Dentro l’inchiesta figurano pure Lucio Scarponi - dal 2010 al 2019 amministratore delegato della Servizi Associati - e la responsabile dell’outsourcing tecnico della Usl Umbria 1, Patrizia Valentinucci. Indagati pure l’ex direttore sanitario dell’ospedale, Diamante Pacchiarini, la dirigente dell’ospedale Rosa Maria Franconi, l’imprenditore, Fabio Madonnini. E ancora il direttore promozione e sviluppo della Servizi Ospedalieri, Silvano Mei, il responsabile della logistica, Ruggeri Ennio, l’amministratore delegato, Fabio Luppino, il rappresentante legale Massimiliano De Marco, e il capocommessa Cristian Calvi della stessa società. Iscritti per turbativa d’asta pure Claudio Zucchetti e Paola Panzarola in qualità di membri di una commissione di gara per la fornitura di mammografi. Stesse accuse per altri due commissari di gara, Tullio Coccoli e Susanna Sodo, in quanto membri della commissione che per l’accusa avrebbe “favorito la So.Ge.Si. a discapito della Servizi ospedalieri per assecondare - sta scritto nel capo di imputazione - indicazioni ricevute da esponenti politici”. In particolare, Carlo Nicastro, Tullio Coccoli e Susanna Sodo “turbavano la procedura mediante collusioni e condotte fraudolente consistite nel fornire indicazioni riservate alla SO.Ge.Si e nell’alterare la valutazione tecnica attribuita alla alle offerte della Servizi Ospedalieri” dando un punteggio più alto alla So.Ge.Si. 

 

 


Indagato pure Duranti Michele quale componente della commissione per la gara relativa alla fornitura di due apparecchiature per tac. Alla Servizi Associati e alla Servizi ospedalieri la Procura contesta l’illecito amministrativo dipendente da reato. Tra gli episodi già noti quelli relativi alla presunta corruzione: il copione sembra simile per Valentinucci e Zenzeri: mancata vigilanza e omessa segnalazione di gravi inadempienze per il contratto stipulato con la Servizi Ospedalieri in cambio, secondo l’accusa, dell’assunzione del compagno della figlia nella stessa cooperativa - entrato come operaio e poco dopo promosso a responsabile di un hub territoriale - ma anche del figlio di un’amica. Per quanto riguarda invece la Servizi Associati, sempre con l’accusa di corruzione a Valentinucci viene contestato di avere favorito la cooperativa in cambio dell’assunzione dei suoi due figli. Accusa simile anche per Zenzeri: per la Procura, in cambio dell’assunzione del figlio ha prorogato il servizio di pulizia alla Servizi Asssociati escludendo altri concorrenti dalla procedura negoziata. E poi ci sono le tre gare per la fornitura di apparecchi medicali in cui l’accusa per tutti è turbativa d’asta. I venti indagati - difesi tra gli altri dagli avvocati Francesco Falcinelli, Luca Gentili, Luciano Ghirga, Giancarlo Viti, Franco Libori, Cristian Brutti, Claudio Lombardi, Leonardo Gabrielli, Marco Nicastro e Simone Manna -avranno adesso venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati