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Umbria, condannato ex pugile biologo: vendeva falsi tamponi positivi in farmacia

Francesca Marrurco
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Tre anni con rito abbreviato. E’ questa la sentenza emessa venerdì 18 novembre dal giudice del tribunale di Spoleto nei confronti di Gianluca Sirci, l’ex pugile folignate e biologo, arrestato ad aprile scorso perché accusato di aver venduto falsi tamponi positivi ai clienti di una farmacia di Foligno presso cui prestava servizio occasionale nei fine settimana nel pieno dell’ondata dello scorso inverno.

 

 

Nei suoi confronti, la Procura di Spoleto, alla guida del Procuratore Alessandro Cannevale, aveva chiesto il giudizio immediato cautelare, mentre per tutti gli altri 15 indagati - tutti coloro cioè che avevano pagato per avere un falso positivo - la Procura aveva proceduto con il normale iter di chiusura delle indagini. 
Sirci - difeso dagli avvocati Eleonora Doncecchi e Roberto Fiorucci - era accusato di corruzione e falso in documenti informatici. Le stesse accuse che la Procura contestava anche agli altri 15 indagati, responsabili di avere consegnato al biologo una somma di denaro compresa tra 50 e 100 euro. Il tutto, secondo quanto ricostruito nelle indagini dei carabinieri di Valfabbrica e Assisi era finalizzato a ottenere un'attestazione di positività al Covid, utile per avere il green pass

 


Secondo le accuse, il dottor Sirci, “quale lavoratore subordinato con contratto a chiamata nei giorni di sabato e domenica” in una farmacia di Foligno, “riceveva denaro per aver compiuto atti contrari ai doveri d'ufficio”. Negli episodi contestati, la Procura ricostruisce anche il modo con cui sarebbero stati formati i risultati falsi. Nello specifico si legge che il biologo “simulava tutte le fasi del test (raccolta, preparazione e processazione dei campioni) e formando documentazione fotografica che ne avrebbe falsamente provato l'esito positivo, realizzata accostando la tessera sanitaria del beneficiario della corruzione a una card sulla quale si leggeva l'esito positivo di un test già in precedenza praticato su un'altra persona, documentazione che sarebbe stata trasmessa all'Autorità sanitaria e che avrebbe dato luogo al rilascio di certificazione verde da guarigione valida per 9 mesi”. Dalle accuse emerge che Sirci si sarebbe fatto consegnare poco meno di mille euro in totale negli episodi finiti nell'indagine. In alcuni casi il “denaro o altra utilità” non è stato quantificato nelle accuse. E' invece emerso che i 15 indagati non risultavano essere stati vaccinati e quindi, nel periodo delle restrizioni, il green pass era quanto mai fondamentale per poter svolgere le attività.