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Umbria, lo stipendio non basta più: aumentano i lavoratori poveri. Il rapporto Caritas

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Mai così tanti poveri in Umbria. Sempre più italiani a bussare alle porte della Caritas, uno su tre ha un posto di lavoro stabile ma non adeguatamente retribuito. Molti sono pensionati. E’ il quadro che emerge dal IV rapporto sulle povertà presentato ieri mattina presso il Villaggio della carità di Perugia. Sono intervenuti monsignor Francesco Soddu, vescovo di Terni-Narni-Amelia e delegato Ceu per il servizio alla carità, il professor Marcello Rinaldi, responsabile della delegazione Caritas Umbria e il professor Pierluigi Grasselli, economista e coordinatore dell’Osservatorio diocesano delle povertà e inclusione sociale di Perugia. Presenti anche i direttori delle Caritas diocesane umbre e i rappresentanti delle istituzioni civili preposte alle politiche sociali. 
Monsignor Soddu ha posto l’accento proprio sulla forte crescita della povertà assoluta in Umbria, conseguenza diretta della pandemia che ha portato anche a un forte inasprimento delle disuguaglianze. I dati raccolti nei Centri di ascolto Caritas delle otto diocesi umbre evidenziano anche una crescita della povertà relativa passata dall’8% del 2020 al 9,5% del 2021. 

 

 

 

 

 

 

 

 

In totale i richiedenti aiuto registrati nei centri di ascolto nel 2021 sono stati 4806, di cui 2416 donne e 2390 uomini, per lo più stranieri (2519 del totale), con provenienza prevalente da Marocco, Nigeria, Romania e Albania, e 1620 italiani, di fascia d’età compresa tra i 19-65 anni, con un’istruzione medio bassa (licenza media inferiore). Tra i problemi, si propongono quelli legati al pagamento di un affitto, per 2480 assistiti; oppure alla presenza di figli minori conviventi per 1677 richiedenti, che manifesta la rilevanza che può assumere il problema della povertà minorile. “I giovani ereditano la povertà”, evidenzia monsignor Soddu. “Il report ci ricorda - ha aggiunto - che in Italia ci sono un milione e 400 mila minori poveri: bisogna fermare questa emorragia, dobbiamo alzare la voce affinché le disuguaglianze vengano abbattute”. Il professor Grasselli ha invece evidenziato la grande mole di interventi che sono stati effettuati nel corso dell’anno dalle Caritas diocesane: 148.644 in totale di cui spiccano per quantità quelli per beni e servizi materiali, alloggio e ascolto. Una situazione, quella della povertà in Umbria, destinata purtroppo a peggiorare per colpa dei rincari energetici e dell’inflazione.

 

 

 

 

 

 

“Una famiglia con due figli in età scolare e un reddito mensile di duemila euro è a rischio povertà - ha evidenziato il direttore della Caritas diocesana Perugia- Città della Pieve, don Marco Briziarelli - a settembre con i libri da pagare, gli abbonamenti bus non rateizzabili, l’affitto e la rata della macchina, a molte famiglie due stipendi non sono bastati. C’è chi ha dovuto abbattere la soglia della paura e chiedere aiuto”. Particolare attenzione è stata posta sul problema della scolarizzazione: il 63% delle persone che si rivolgono alla Caritas ha un livello d'istruzione molto basso, al massimo di scuola media inferiore. E spesso anche i figli abbandonano gli studi troppo presto. E la povertà si tramanda, di generazione in generazione.