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Calvi dell'Umbria: ucciso a 35 anni dai nazisti, i figli chiedono risarcimento alla Germania

Cesare Antonini
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Hanno perso il loro padre per mano dei nazisti in un rastrellamento entrato tragicamente nella storia di due province, quella di Terni e di Rieti, tra il 12 e il 14 aprile del 1944. Ora chiedono un risarcimento alla Germania.

I figli di Pacifico Pielicè, originario di Montebuono, nel Reatino, ma che ha vissuto a Calvi dell’Umbria, trucidato dalle SS e dalle squadracce fasciste a soli 35 anni in una serie di stragi che colpirono duramente tutto l’Appennino umbro-marchigiano-laziale da marzo alla prima metà di maggio del 1944, hanno deciso di invitare a comparire davanti al tribunale di Roma la Repubblica Federale di Germania e il ministero dell’economia e delle finanze presso l’avvocatura dello Stato italiano.

 

 

La possibilità si è aperta grazie all’articolo 43 del decreto legge 36/2022, che – grazie ai finanziamenti del Pnrr – ha istituito un “Fondo per il ristoro dei danni subiti dalle vittime di crimini di guerra e contro l’umanità per la lesione di diritti inviolabili della persona, compiuti sul territorio italiano o comunque in danno di cittadini italiani dalle forze del Terzo Reich nel periodo tra il 1° settembre 1939 e l’8 maggio 1945”, come forma di continuità rispetto al precedente accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica federale di Germania (reso esecutivo nel 1962). Il fondo in questione ha una dotazione 20 milioni di euro per il 2023 e di circa 11 milioni 800 mila euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026. Sarebbero già arrivate migliaia di richieste da tutta Italia di chi ancora soffre per questo tragico eccidio.

Pielicè, originario di Montebuono ma che in quegli anni viveva a Calvi dell’Umbria con la famiglia, lasciò due figli di 9 e 7 anni e due gemelli di 2, oltre alla moglie Santa, all’epoca appena 29enne e scomparsa nel 2001. Una vita segnata da quei fatti, la loro, vissuta senza padre e marito. L’operazione ‘Osterei’ (Uova di Pasqua) messa a segno dai nazisti fu condotta a tappeto tra i monti delle province di Terni e Rieti dove si annidava la resistenza. Pielicè faceva l’agricoltore e venne sequestrato perché si rifiutò insieme ad altri, di seguire i tedeschi delle SS Polizei.

 

“Massima solidarietà, vicinanza e rispetto ai familiari e sopravvissuti della strade dell’aprile del 1944, un fatto che ha segnato tragicamente la storia di Calvi dell’Umbria per sempre – sottolinea il sindaco di Calvi dell’Umbria, Guido Grillini -. Crediamo sia giusto tutto quello che sta accadendo e ci stiamo adoperando per dare anche noi come città un riconoscimento e un risarcimento morale per quello che i nostri concittadini hanno ingiustamente subito”.

Non tutti però hanno preso la stessa decisione degli eredi del povero Pielicè. “Molte famiglie hanno deciso di non seguire questa strada - continua Grillini - noi condividiamo la scelta di chi, invece, ha deciso di affidare ai legali il tentativo di ottenere un risarcimento per una tragedia che ha segnato la vita i tanti calvesi. Da parte nostra ci stiamo adoperando per ottenere una medaglia d’oro da consegnare alla cittadinanza per chi ha dovuto sacrificare la vita per aver contrastato il nazifascismo. Sosteniamo la famiglia Pielicè ma anche tutte le altre coinvolte. Costituirsi parte civile? Se tutti avessero deciso di adire le vie legali l’avremmo fatto ma per il momento abbiamo scelto di sostenere senza agire in questo senso”.

Lo sterminio dell’aprile 1945 ha segnato la storia di Calvi ed è stato anche cristallizzato nella memoria grazie al regista e attore narnese Germano Rubbi: “Prima lo spettacolo teatrale ‘Quel mattino d’aprile’ da cui è nato anche il libro ‘I partigiani non c’erano’, sono due testimonianze di quella strage che, purtroppo, fa salire la nostra città in cima alla macabra classifica di queste azioni sanguinarie che hanno segnato il nostro territorio e anche a livello nazionale. Un lavoro basato sui racconti di chi quei giorni li ha vissuti e di chi ha sofferto per aver perso i propri cari e di chi ha tramandato quella brutta pagina di storia”.

I soldi non allieteranno mai il dolore ma un risarcimento è giusto oltre che doveroso. Nella speranza che i fondi, poi, bastino per tutti.