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Perugia, non ci sono soldi: il Comune non finanzia più l'aeroporto

Alessandro Antonini
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Il Comune di Perugia non partecipa al finanziamento del piano industriale dell’aeroporto San Francesco. Nell’ultima variazione di bilancio approvata lunedì i circa 250 mila euro attesi per quest’anno - Palazzo dei Priori è socio - non ci sono. Il piano era stato approvato il 26 aprile con voto contrario del Comune di Perugia, che aveva motivato la sua scelta in base alla “contingente indisponibilità” nel proprio bilancio della quota di risorse finanziarie richieste. Lo stesso sindaco Andrea Romizi aveva fatto sapere però che nelle variazioni di bilancio successive si puntava a trovare i soldi. Così non è stato. L’assessore al ramo Cristina Bertinelli ha spiegato che “la volontà di finanziare il piano dell’aeroporto c’è ma l’aumento del costo dell’energia e delle rette per le comunità protette ci impedisce di farlo”.

 

 

 

 

I 250 mila euro annui (da versare per tre anni) non figurano neanche nel previsionale triennale. Gli altri soci che hanno foraggiato il piano (con l’obiettivo dei passeggeri già raggiunto e superato) nei 36 mesi, ossia Regione e Camera di commercio, potrebbero ora chiedere il convertendo delle quote di Palazzo dei Priori, che aveva ripianato i conti Sase con 80 mila euro. Il presidente della società di gestione Stefano Panato ha inviato due solleciti a soci non paganti.

 

 

 

 

Oltre al Comune di Perugia c’è anche quello di Assisi che dopo la prima missiva Sase si era detto “sorpreso” della comunicazione. “In riferimento al contributo ulteriore richiesto dal cda ai soci - recitava una nota - si precisa che il Comune di Assisi aveva, in assemblea, approvato il piano con riserva di versare un quantum del contributo ulteriore richiesto, sia per la sua ‘irritualità' (il Comune per la sua natura di ente pubblico non può versare tout court contributi a piani industriali) sia perché occorre eventualmente rapportare il contributo pubblico in relazione agli stati di avanzamento dello stesso Piano industriale. Questo versamento pubblico sarebbe avvenuto quindi in una fase successiva dopo aver constatato la concreta realizzazione dei diversi step. Allo stato (era la fine di settembre, ndr) appare prematuro effettuare ulteriori contributi ritenendo opportuno quanto meno aspettare l'anno sociale in corso”.