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Umbria, costa più caro anche morire

Sabrina Busiri Vici
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In Umbria costa di più anche morire. I rincari si abbattono su tutte le voci di un’impresa funebre: dal costo dei metalli al legno fino agli impianti di refrigerazione per arrivare alla spesa dei carburanti del parco auto. Per arrivare anche alla cremazione. Il settore, ovviamente, non conosce crisi ma è reale il rischio di dover arrivare a ritoccare verso l’alto i listini per rientrarci con i costi. E per le famiglie in lutto è già oneroso sostenere una spesa che si aggira per un funerale dai 1.250 euro ai 3 mila. 

 

 


 

 

“Stiamo facendo il possibile per mantenere i prezzi invariati ma se questi rincari continueranno a colpirci così pesantemente ricadranno pure sui clienti”, commenta Paolo Prosperi, presidente Associazione imprese funebri (Aif Umbria). Andiamo alle cifre, tra le ultime bollette ricevute: “32 mila euro per il gas rispetto alle 22 mila di un anno fa”, fa sapere Prosperi. I metalli poi registrano un aumento del 30%; il legno del 10% “e poi abbiamo il parco auto: la mia imprese conta 30 vetture, pagare il gasolio in questo momento è davvero oneroso”. E poi ci sono anche dettagli che potrebbero sembrare non incidere, in vece nel calcolo hanno il loro peso. In questo momento, infatti, costa di più anche realizzare le scritte che vengono incise sulle tombe o sulle lapidi a muro. Sono generalmente fatte di bronzo, con rincari che oscillano tra il 20 e il 30 per cento. 
Infine, il costo dell’energia va a incidere pure sulle cremazioni. Attualmente i prezzi fissati per il 2022 in provincia di Perugia stabiliscono un massimo di 515,69 euro + iva per un corpo. Alla tariffa si deve aggiungere il costo della bara, l’urna per raccogliere le ceneri e il servizio di trasporto che va affidato per legge a imprese di onoranze funebri. Tutte voci attualmente soggette a rincari. 

 

 


 

 

 

Un problema che rischia di avere degli effetti a catena: se la cremazione costa troppo, è inevitabile che le famiglie tornino a prediligere la normale sepoltura, il che costringerà i Comuni nel tempo ad ampliare i cimiteri. Perché, a parità di morti, senza la cremazione ci vuole più spazio per ospitarli. 
Tra l’altro il settore delle cremazioni è in crescita. Il dato è nazionale: nel 2021 sono state effettuate in totale oltre 290 mila pratiche crematorie, in aumento rispetto alle 277 mila del 2020, che posizionano l’Italia al quarto posto in Europa dopo la Gran Bretagna, la Germania e la Francia.