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Terni, Lorenzo Barone fermato dalla guerra al confine con la Russia

Alessandro Picchi
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“Non posso più proseguire il viaggio”. È la comunicazione ufficiale che Lorenzo Barone ha affidato, mercoledì 28 settembre, ai suoi follower tramite i social network. Una decisione ponderata e preannunciata dall’ avventuriero di San Gemini già la scorsa settimana. A questo punto del progetto di cicloviaggio in solitaria sulla via terrestre più lunga del mondo, Lorenzo Barone era fortemente condizionato dagli ultimi accadimenti in corso in Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. In questo momento il giovane si trova nella capitale della Mongolia - in compagnia della moglie siberiana Aygul, con la quale ha percorso gli ultimi 3 mila chilometri - ed è in attesa di preparare il rientro in Italia.

“Tentare questa avventura è stata la più grande scommessa che abbia mai fatto con me stesso”, rivela sui suoi canali social. “Ho vissuto un’esperienza incredibile e spero un giorno - aggiunge - di portare a termine il progetto”. Lorenzo Barone (nella foto) era partito il 18 febbraio scorso dall’aeroporto di Roma Fiumicino ed alle ore 6 antimeridiane era atterrato a Città del Capo (Sudafrica). Da lì aveva dato la prima pedalata sui 29 mila chilometri che lo avrebbero portato dal punto più a sud-ovest dell’Africa, Capo Agulhas, a quello più a nord-est della Russia, Capo Dezhnev. Un progetto che, alla sua partenza, aveva preventivato di terminare entro l’aprile del 2023. Ma, purtroppo, così non potrà essere. “Ho pedalato 20.733 chilometri in 221 giorni, attraverso 15 Paesi - specifica il cicloamatore - superando con determinazione ogni situazione e difficoltà che si è presentata. Fino a pochi giorni fa ero pronto per entrare nuovamente in Russia e terminare il viaggio. Purtroppo però la situazione, soprattutto all’interno del Paese, è peggiorata drasticamente, cambiando i miei piani e obbligandomi a fermarmi”.

“Fino a pochi giorni fa - aveva già spiegato lo scorso sabato - non c’erano problemi ad entrare nella Repubblica federale russa, asesso invece sembra essere complesso e rischioso. Sto valutando se tornare con un volo aereo da Ulaanbaatar in Turchia, ad Istanbul, e da lì in Italia in bicicletta fino a San Gemini. Aygul, eventualmente, verrebbe con me e poi ripartire da lì con il viaggio quando tutta la situazione sarà nuovamente tranquilla. Mentre pedalavo in Mongolia - aveva detto ai suoi sostenitori - sono stato avvolto da un’infinità di pensieri. Questo progetto e tutta l’energia che ci ho messo per tentare di realizzarlo non hanno alcun valore di fronte a ciò che sta accadendo in questi ultimi mesi. Spero davvero che finisca tutto al più presto, un abbraccio forte a tutti”.