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Perugia, centauro morto nell'incidente: automobilista patteggia 16 mesi con pena sospesa

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Fra. Mar.
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Un patteggiamento a 16 mesi con pena sospesa e la sospensione della patente per due anni. Termina così, con l’accordo tra difesa   e accusa l’udienza preliminare per omicidio stradale a carico di un 48enne perugino che il 13 agosto dello scorso anno era stato protagonista di un brutto incidente lungo strada Tiberina nord all’altezza di Solfagnano in cui perse la vita l’assicuratore Unipol residente a Pierantonio, Mario Antonini. Il giudice per l’udienza preliminare, Natalia Giubilei, ha accolto l’istanza di patteggiamento presentata dai legali dell’imputato - gli avvocati Roberto Bianchi e Oscar Uccelli - e il sostituto procuratore titolare del fascicolo, Paolo Abbritti. La famiglia della vittima, assistita dall’avvocato Donatella Donati, era pronta a costituirsi parte civile nel procedimento penale e invece non ce ne sarà uno. Mario Antonini, assicuratore di Unipol conosciutissimo a Umbertide che viveva a Pierantonio con la moglie e la figlia studentessa di medicina all’università di Perugia, era finito con la sua motocicletta Triunph nel fossato fuori strada dopo l’urto violentissimo con la Fiat Panda con a bordo il 48enne. 

 

 


Secondo la ricostruzione della Procura, l’uomo circolava a oltre 40 chilometri orari più del limite consentito e con tasso alcolemico alto. Nello specifico, si legge nel capo di imputazione che il 48enne - anche lui finito sulle prime in ospedale per un lieve trauma alla mano - ha causato la morte di Antonini, dovuta a un “politrauma respiratorio acuto” perché “percorreva la strada Tiberina nord in direzione Resina quando, lungo una strada a doppio senso di circolazione, con due corsie segnate dalla linea di mezzeria e sottoposte al limite massimo di 50 chilometri orari, in corrispondenza di una curva che volgeva a destra, perdeva il controllo del veicolo invadendo la corsia id marcia opposta e collidendo frontalmente con il motoveicolo condotto da Antonini Mario”. 

 

 


La Procura contestava il fatto che l’imputato in fase di incrocio con la moto e in un tratto di strada con una curva il conducente della Panda non circolava il più possibile vicino al margine destro della strada e inoltre procedeva a velocità non adeguata, a 90 chilometri orari e con un tasso alcolemico di 0,66 g/l. Tuttavia nell’imputazione viene chiarito che l’evento non era di “esclusiva conseguenza dell’azione” del conducente del veicolo perché la vittima “non procedeva il più vicino possibile al margine destro della carreggiata e procedeva a 75 chilometri orari. La famiglia della vittima, assistita dall’avvocato Donatella Donati, si dice “esterrefatta per una pena così esigua a fronte di un episodio tanto grave”. Perplessità della famiglia anche per la sospensione della patente per “soli” due anni.